Philomena mi rimarrà sempre nel cuore. Perché è un film fantastico?, vi starete chiedendo voi. Certo che lo è. Ma non lo dimenticherò mai perché ieri sera, subito dopo aver comprato il biglietto del cinema, dopo quasi due mesi di tentativi e di soldi buttati via alle infernali macchinette che acchiappano i pupazzi... HO VINTO UN MINION!!!
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| Io all'UCI di Campi Bisenzio, incapace di trattenere la gioia. |
Chiedo scusa per la mia brutta faccia, ma dopo mesi di tentativi, ho seriamente bisogno di vantarmi di questo magnifico evento. Il piccolino sta bene, pesa 2 Kg e ho deciso di chiamarlo Quindici, come gli euro spesi (e i neuroni perduti) per riuscire ad accaparrarmelo.
Ma basta con le boiate, e mettiamoci a parlare del film. Cosa dire di Philomena? Comincerò descrivendolo come una pellicola di produzione inglese, ambientata fra l'Irlanda, il Regno Unito e gli USA. Il film ha vinto il Premio per la miglior sceneggiatura alla Mostra internazionale d'arte cinematografica a Venezia, più altri vari premi, quindi ci aspetterebbe una grande palla... E invece no, ve lo assicuro. Il film è serio ma non pesante. Fa riflettere e piangere, ma anche sorridere.
Ispirato alla storia vera di Philomena Lee, la vicenda narra della ricerca, durata 50 anni, del proprio figlio da parte di una donna irlandese. Quando Philomena (Sophie Kennedy Clark) è ancora una ragazzina, rimane incinta e viene costretta dal padre a rifugiarsi nel convento di Roscrea, contea di Tipperary, alias in mezzo al niente. Cosa facevano qui le suore alle ragazzine? Le trattavano come delle poco di buono, convincendole di essere delle vergognose peccatrici, le lasciavano partorire tra insulti e dolore, dopodiché le obbligavano a lavorare per 4 anni al convento per ripagarsi le "spese mediche". E i loro bambini? Potevano vederli soltanto per un'ora al giorno.

Concordo, queste vecchie suore andrebbero soltanto prese a schiaffi. Oltretutto perché VENDEVANO i bambini a coppie di facoltosi Americani, senza dire niente alle madri naturali.
Dopo 50 anni Philomena (Judi Dench) è ormai un'anziana signora che vive con la figlia Jane (Anna Maxwell Martin) in Inghilterra. Ha cercato di scoprire che fine avesse fatto il figlio perduto per anni, ma ha sempre incontrato un muro da parte delle suore del convento. Martin Sixsmith (Steve Coogan) è un ex giornalista inglese della BBC, che ha appena perso il suo lavoro. Si appassiona quindi al caso di Philomena, e decide di partire con lei alla ricerca del figlio perduto.
Il film è ovviamente straziante, ma anche acuto e persino divertente, in alcuni punti. La tensione è smorzata dalle gag create dalle profonde differenze tra la donna e il giornalista. Lei è ignorante, una fervente cattolica terribilmente buona e con un cuore enorme, sempre disposta al perdono. Martin è invece ateo, disincantato e cinico, tuttavia si appassiona alla vicenda di Philomena, e alla fine riesce ad ammirare la bontà e la semplicità della donna.

La recitazione è a dir poco fantastica. Judi Dench dà il meglio di sé, e riesce a trasformarsi da perfetta lady inglese, ad un'altrettanto perfetta signora irlandese poco istruita. Questa donna non la smette mai di stupirmi per la sua bravura, e a 79 anni potrebbe ancora dare le paste a tantissimi colleghi più giovani.
Steve Coogan non è da meno e si cala benissimo nei panni del giornalista Martin. Ma una nota di merito va alla scozzese Sophie Kennedy Clark, che interpreta Philomena da ragazzina. Il dolore che le si legge negli occhi quando il piccolo Anthony viene portato via è così reale da farci immedesimare perfettamente nel personaggio.
Adesso arrivano i commenti personali. Che dire? Pensavo che gli Inglesi avrebbero letteralmente messo in ginocchio gli Irlandesi, mostrandoli come un popolo arretrato e iper cattolico.
Devo dire che, da bravi Britannici, sono stati piuttosto politically correct. Le critiche sono rivolte al cattolicesimo e alle istituzioni religiose, più che all'Irlanda come Paese. Philomena non vuole aprire gli occhi neppure davanti alle enormi ingiustizie che ha dovuto subire, ma nonostante questo è un personaggio positivo e più equilibrato del colto e ateo Martin.
Che poi, va detto, è tutto molto relativo. Per noi Italiani l'idea che una donna anziana sia un po' ignorante, legga solo storielle d'amore e sia molto ingenua, non è così strano. Penso che il 90% della generazione degli ultra 70enni italiani sia così. E menomale, no? Di spocchiosi ce ne sono fin troppi, un po' di sana semplicità è sempre apprezzata.
Il film è stato accusato - ovviamente - di essere anti-cattolico, e in effetti un po' lo è. Ma come non esserlo davanti ad una simile ingiustizia? Pensare che negli anni '50 i bambini venissero strappati dalle braccia delle madri e venduti e indubbiamente atroce.
Tuttavia rimane un film unico, bellissimo e tristissimo allo stesso tempo. Assolutamente da vedere. Magari non dopo una giornata triste o rischierete il suicidio!
Voto finale: 8.5\10








