Steve Jobs era un genio, e tutti i geni sono
un po’ stronzi, si sa. Ma li perdoniamo perché il loro essere geni va oltre
ogni altra questione. Questo è più o meno il messaggio che il film Jobs lascia
intendere agli spettatori.
Prima di andare avanti con la recensione è bene mettere in
chiaro il mio punto di vista: non sono una grande fan della Apple, anzi. Ho un
Ipod vecchio e mi limito a guardare con aria di superiorità\invidia tutti gli
altri dispositivi Apple che non potrò mai permettermi: Iphone, Ipad, Mac e così
via. Penso di essere come la maggior parte dei fan Apple, ma con una
consapevolezza di base: vorrei avere un Mac o un Iphone perché sono fighi, ma
non mi servirebbero poi a molto. E l’idea di dover pagare i prodotti Apple il
doppio degli altri soltanto perché hanno una mela disegnata sopra mi indispone
un po’. (Nonostante questo se mai vi venisse voglia di regalarmi un Iphone o un
Mac non preoccupatevi, passerò dalla parte del nemico e mi venderò come un
mercenario da pochi soldi. Insomma, lo accetterò volentieri).
Il film ripercorre la storia di Steve Jobs da quando, ancora
ventenne, decise di abbandonare gli studi , fino al 2001, quando lanciò l’Ipod
e rese la Apple una delle società più quotate in borsa. I personaggi sono tutti
ben delineati, e le due ore di film trascorrono incredibilmente veloci. È stato
bello capire come i computer siano diventati i dispositivi che sono oggi, e la
passione che Jobs (un talentuosissimo Ashton Kutcher) ha messo nel suo lavoro è
talmente resa bene da essere quasi commovente. Non starò a raccontarvi la
trama, che è la parte forse meno interessante, piuttosto mi concentrerò su
alcuni aspetti che mi hanno colpito molto.
Steve Jobs viene rappresentato come ciò che probabilmente
era, il pilastro portante della sua stessa azienda, che non aveva alcuna
ragione di esistere senza di lui. Il film ha ricevuto alcune critiche ma non è
stato considerato troppo negativamente, anche se mi chiedo come si sia espressa
la famiglia di Jobs al riguardo.
Come ho detto all’inizio senza mezzi termini,
il protagonista viene infatti descritto come un vero stronzo, iroso, poco leale
con gli amici, intestardita nel non voler riconoscere la propria figlia (Lisa
Brennan Jobs, interpretata da Ava Acres e poi Annika Bertea) fino a quando
questa non compie diciotto anni. L’uomo viene mostrato come incredibilmente
sicuro di sé, come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento
all’altro, ma anche, come l’amico Wozniak (Josh Gad) gli fa notare,
terribilmente triste e solo. D’altro canto è innegabile notare come la sua
visione sia stata incredibilmente innovativa e come abbia cambiato per sempre
il mondo dell’informatica. Le interfacce e i sistemi operativi che oggi
conosciamo sono stati tutti partoriti dalla sua formidabile mente e dalla sua
ideologia, che vedeva i dispositivi elettronici come delle naturali estensioni
del corpo umano. Se pensiamo agli Iphone e agli smartphone in generale, bè,
Steve ci aveva visto giusto. La sua lungimiranza è stata incredibile.
La recitazione, la colonna sonora e ogni singola ripresa,
bè, tutto è stato studiato nei minimi dettagli per rendere questo film serio e
ben organizzato. Ashton Kutcher è davvero bravissimo, e anche i suoi colleghi
non sono da meno. Riguardo alla colonna sonora il film ci propone alcuni
capolavori rock (House of the Rising Sun, Boots of Spanish Leather) insieme ad
altri di musica classica, con addirittura pezzi di Chopin e Bach.
La somiglianza fra gli attori scelti per interpretare alcuni dei protagonisti, e i personaggi reali è incredibile. Vi mostro un paio di confronti per farvi vedere quanto siano simili.
| Steve Jobs - Ashton Kutcher |
| Steve Wozniak - Josh Gad |
Insomma, un film decisamente da vedere, e ve lo dice una anti-Apple!
Voto finale: 8\10
Ottima recensione di un film che altrimenti non avrei mai visto!
RispondiEliminaAs brillian as usual!