domenica 3 novembre 2013

Giovani ribelli - Kill your darlings



Premessa indispensabile: sono a casa con la nausea e la febbre a 38.5, e nel mio delirio da malata ho deciso di cambiare l’impostazione delle mie recensioni. Non sarò formale e distaccata, come si richiederebbe ad un giornalista decente, perché mi sono resa conto che mi annoia un sacco scrivere così. Quindi ho intenzione di iniziare a dare il via ad una serie di commenti molto personali, poco politically correct e fastidiosamente sinceri.

Se avete letto il post precedente, sapete già che cosa ne penso di questo film. Se non lo avete letto, vi farò un breve riassunto: l’avevo selezionato attentamente, avevo guardato il trailer, mi ero informata sull’argomento, mi sono spezzata la schiena per riuscire a vederlo perché dopo una settimana in programmazione lo avrebbero già tolto dai cinema e non c’era mai di sera ecc. Tutto doveva essere perfetto per il grande momento. Se non che, il film mi ha fatto piuttosto schifo. Okay, forse ho usato un termine un po’ troppo forte. Il film non è in realtà così orribile, ma lo è stato paragonato alle mie fantasmagoriche aspettative.
Non so perché la Beat generation mi attiri così tanto, quando non sono nemmeno riuscita a finire il libro “Sulla strada” (sì lo so, sono una caprona) e il corrispondente film mi ha a dir poco annoiata. Forse dovrei capire che quel periodo non fa per me, e andare semplicemente avanti.  Ma lasciamo le parentesi tragiche da parte e parliamo del film.

La pellicola è diretta da John Krokidas (eeeeh? No, mai sentito prima) e dura 104 minuti. Devo dire che la prima parte scorre in modo terribilmente lento, mentre la seconda è più piacevole e scorrevole. Come viene subito annunciato dai titoli iniziali la vicenda raccontata è tratta da una storia vera, che ha coinvolto un gruppo di scrittori della Columbia University che poi ha dato il via alla beat generation: la giovane matricola Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe, ebbene sì, Harry Potter), il carismatico Lucien Carr (Dane DeHaan), il celebre scrittore Jack Kerouac (Jack Huston), William S. Burroghs (Ben Foster) e David Krammerer (Michael C. Hall). Il giovane Ginsburg vive una situazione familiare opprimente, con una madre instabile di mente e un padre a dir poco assente, e l’ammissione alla Columbia sembra una ventata di aria fresca nella sua triste routine quotidiana. Qui stringerà subito amicizia con Lucien Carr, che lo introdurrà nel suo mondo, fatto di droghe, allucinazioni e voglia di estraniarsi dalle regole formali per dare il via ad una nuova letteratura rivoluzionaria.

Il film è stato super apprezzato dalla critica, forse è per questo che non è piaciuto molto a me. Mi rendo conto che siamo davanti ad una buona pellicola, che gli attori scelti hanno dato prova di un’ottima recitazione, che gli argomenti toccati (il bisogno di libertà, il consumo di droghe, i problemi familiari e l’omosessualità) sono molto seri e importanti, ma purtroppo il film risulta pesante e noioso. Gli aspiranti scrittori parlano spesso nel delirio della droga, con un linguaggio forbito e poco comprensibile, senza in realtà mai dire molto di concreto (almeno così sono suonati alle mie orecchie profane). Tuttavia mi rendo conto che quello era veramente il modo di esprimersi i giovani della Beat, e che doveva essere necessariamente riproposto per avere un film serio che ne ricalcasse fedelmente lo stile.

La chimica che si sviluppa fra Daniel Radcliffe e Dane DeHaan (già visto in tre episodi di TrueBlood e in Chronicle, ma ad essere sincera non l’avevo affatto riconosciuto) è veramente credibile, e questo ci mostra i passi da gigante fatti da Radcliffe dai tempi di Harry Potter. Certo, vedere Harry darsi alla LSD e al sesso è piuttosto sconcertante, ma penso che ci faremo l’abitudine.



Mentre scrivo questi commenti mi rendo spesso conto che la mia opinione a proposito del film che sto recensendo cambia in itinere. Quindi ero partita tanto scocciata verso questa pellicola, per poi rendermi conto che mi ha soltanto annoiata perché sono una piccola capra amante dei film d’azione e pieni di sbam, boom e così via, o al massimo delle commedie.

Voto finale: 6,5\10


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