martedì 12 novembre 2013

Ender's Game


L’amore a prima vista fra me e Ender’s Game c’è stato circa un mese e mezzo fa, non appena ho visto il trailer per la prima volta. Un film fantascientifico con Harrison Ford: che cosa potevo desiderare di più? Non appena ho scoperto che era stato tratto da un romanzo, Il gioco di Ender, scritto da Orson Scott Card nel 1985, ho ingannato i giorni che mi separavano dall’uscita del film proprio leggendo.

Quando sono andata al cinema per godermi lo spettacolo conoscevo già la trama, e avevo alcune idee ben chiare su cosa aspettarmi. Penso che la maggior parte del pubblico non abbia mai sentito parlare del libro, ma Ender’s Game è un film che si può gustare benissimo anche senza nessuna lettura precedente.

In un futuro non troppo prossimo alcuni ragazzini vengono scelti per addestrati e prepararsi ad una possibile guerra contro ai Formic, alieni che avevano invaso la Terra mezzo secolo prima dello svolgersi delle vicende. 
Ci troviamo da subito a seguire le vicende di Ender Wiggin (Asa Butterfield), un ragazzino apparentemente dodicenne che viene portato via dalla famiglia per essere addestrato al ruolo di combattente. Ender mostra da subito un temperamento forte e acuto, e per questa ragione viene tenuto d’occhio dal colonnello Graff (Harrison Ford) e dal suo sottoposto Gwen Anderson (Viola Davis).
Nonostante sia un po’ troppo violento, Ender è comunque buono e soprattutto estremamente dotato, e per questo motivo viene scelto per essere addestrato in modo speciale su un asteroide un tempo abitato dagli stessi Formic.

A differenza del libro, il film risulta molto più immediato, d’azione e meno psicologico. Asa Butterfield è bravo nel farci intuire i drammi interiori di Ender, che soffre per la mancanza della sorella Valentine (Abigail Breslin) e che non vorrebbe fare del male neppure ai suoi nemici, ma questo aspetto non viene troppo evidenziato nel film.  A differenza del libro viene mostrato però un lato più umano da parte degli insegnanti dei ragazzi, che nonostante siano molto duri con loro,  tengono più presente il fatto che si tratti comunque di essere viventi, e non di semplici macchine da guerra.
Certo, le differenze con il romanzo sono moltissime. Innanzitutto i ragazzini hanno circa dodici anni nel film, mentre nel libro ne hanno fra i sei e i dieci. Inoltre vengono tralasciate molto scene cruente, l'aspetto della forte solitudine di Ender e le vicende politiche che interessano la Terra. Credo che queste scelte siano state fatte in modo da rendere la pellicola adatta anche un pubblico più giovane, e in fondo non sono state totalmente sbagliate.

L’interpretazione degli attori è molto buona nonostante gran parte del cast sia davvero giovane. Ho trovato molto buona la recitazione di Hailee Steinfeld (Petra Arkanian), di Abigail Breslin (Valentine) e di Sulaj Parthasarathy (Alai). Quest’ultimo è talmente sconosciuto che nemmeno Wikipedia in inglese ha una pagina dedicata a lui, ma nonostante questo è in qualche modo spiccato per bravura fra i suoi coetanei.

Un commento a parte per l'accuratezza con cui è stato reso il videogioco "mentale" con cui Ender si allena. Mentre leggevo il libro mi chiedevo come avrebbero fatto a realizzarlo, e il risultato è stato addirittura migliore delle mie più brillanti aspettative.

Che dire, ho davvero apprezzato molto sia la storia che il film. Il finale mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, ma credo che sia successo perché avevo letto prima il libro, che ovviamente è molto più articolato e ben spiegato. In ogni caso, si tratta di una film decisamente da vedere.


Voto finale: 8.5\10

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