giovedì 10 aprile 2014

Storia di una ladra di libri


Storia di una ladra di libri è la trasposizione cinematografica - diretta da Brian Percival - del romanzo La bambina che salvava i libri, scritto da Mark Zusak nel 2005.

Siamo nella Germania nazista, e la piccola Liesel Meminger (Sophie Nélisse) viene adottata dalla famiglia Huberman (Geoffrey Rush e Emily Watson), dopo che la madre viene deportata perché di idee comuniste.
Inizialmente Liesel non riesce a farsi molti amici, perché nonostante sia già grandicella non sa ancora leggere. L'unico ad esserle amico fin da subito è Rudy (Nico Liersch), segretamente innamorato di lei. 


Da analfabeta, Liesel si trasforma in un'avida lettrice, grazie all'aiuto del padre adottivo Hans. 
Nel frattempo la Germania viene sconvolta dalle leggi razziali, e la ragazza e i suoi genitori adottivi si ritrovano a nascondere un ragazzo ebreo, Max (Ben Schnetzer). Max diventa fondamentale per la crescita di Liesel, che inizia a considerarlo come un vero e proprio membro della sua famiglia, e che per lui comincerà a rubare libri. Da qui, il soprannome della ragazzina e il titolo del film.
Ma la guerra è alle porte, e la vita di Liesel è pronta ad ulteriori sconvolgimenti.


Storia di una ladra di libri è un film inaspettatamente bello e profondo. Il titolo è ingannevole, poiché lascia intendere che la storia si focalizzi sui furti di Liesel, che non sono altro che una minima parte della vicenda. In realtà la pellicola fa molto di più: mostra agli spettatori la vita dei Tedeschi durante la guerra. 
Per la prima volta un regista ci fa mettere nei panni degli "invasori", che non erano tutti Nazisti o soldati. Gran parte dei civili tedeschi è stata infatti sottoposta ad un regime che non approvava, ad una guerra che non voleva, e a massicci bombardamenti da parte degli Alleati.

 

La musica è particolarmente coinvolgente, infatti è stata scritta dal bravissimo John Williams ed ha ricevuto una nomination per gli Oscar e per il Golden Globe.


Concludendo: si tratta di un film magistrale, serio e intenso ma non pesante, che vi farà valutare il ruolo dei Tedeschi nella II Guerra Mondiale da un punto di vista diverso da quello che siamo abituati a considerare di solito.

Voto finale: 8,5\10

mercoledì 9 aprile 2014

Divergent


In seguito al successo planetario ricevuto dall'omonimo romanzo di Veronica Roth, è stato deciso di proporre Divergent (diretto da Neil Burger) anche sul grande schermo, sulla scia del successo di Hunger Games.

Che dire, Hunger Games è unico nel suo genere, sia per la serietà degli argomenti trattati che per l'incredibile bravura degli attori che vi recitano (lasciatemi dire un solo nome: Jennifer Lawrence). Nonostante non si raggiungano assolutamente i livelli di Hunger Games, anche Divergent ha i suoi buoni lati positivi.

Avendo letto il libro sapevo già cosa aspettarmi, e devo essere stata una vera noia per chi è venuto con me al cinema, ma ormai i miei amici mi sopportano nonostante tutto. Sì, sono dei veri santi.




Tanto per iniziare, la trama. Ci troviamo in una Chicago di un futuro post-apocalittico, dove tutta la società è stata divisa in fazioni: i coraggiosi guerrieri Intrepidi, gli studiosi Eruditi, i sinceri Candidi, gli altruisti Abneganti e i tranquilli Pacifici. Tris (Shailene Woodley) è una sedicenne, cresciuta in una famiglia di Abneganti, che decide di cambiare la propria vita trasferendosi negli Intrepidi.


Qui incontrerà nuovi amici, e anche l'affascinante istruttore Quattro (Theo James), di cui - nome assurdo a parte - si innamorerà.
Ma la vita nelle fazioni non è così semplice, e al di là della difficoltà per poter entrare a far veramente parte degli Intrepidi, Tris dovrà presto affrontare una battaglia più grande di lei, anche a causa delle crudeltà della perfida Erudita Jeanine Matthews (Kate Winslet).

Che dire, definirei Divergent una perfetta via di mezzo fra Twilight e Hunger Games. Il film è infatti una distopia, con una protagonista di tutto rispetto, ma allo stesso tempo la storia d'amore nello sfondo è piacevole, ma fin troppo adolescenziale. Forse il fatto che Shailene Woodley abbia 22 anni, e che Theo James ne abbia ben 29 rende ancora meno credibile i loro discorsi da innamorati sedicenni. Fa davvero ridere vedere un trentenne palestratissimo dire sciocchezze del genere "Tranquilla, ti aspetterò fino a quando non sarai pronta!". 

                   

Se ci si pensa fa un po' sorridere, certo: il figone pieno di testosterone che si innamora perdutamente e follemente della sfigatella appena arrivata. Ci abbiamo sperato tutte, ma si sa, queste cose non succedono nella vita reale.
Bisogna però tenere presente il target del film: direi fra i 12 e i 20 anni, quindi in fondo, va bene così. In fondo eravamo tutti così a quell'età!
La storia è tutto sommato originale, e la pellicola si attiene in modo abbastanza fedele alla trama del libro.

Una pecca c'è, certo, ma è la stessa che ho riscontrato nel romanzo: avviene tutto troppo in fretta. Fino a quasi alla fine non succede molto, si assiste alla scelta della protagonista, alla sua nuova vita fra gli Intrepidi... E poi, improvvisamente, il caos.

Bisogna però dire che il film dura 143 minuti che, letteralmente, volano. Ci si siede, e dopo un attimo arriva la pausa per l'intervallo. Bisogna quindi dare merito alla regia per aver saputo realizzare un prodotto scorrevole e veramente piacevole.

Commento a parte per la musica: ci sono davvero un sacco di canzoni! Allegre, tristi, cantate, di tutto di più, ed Ellie Goulding sembra aver preso parte a molti brani della colonna sonora. 

Che dire, se il film avrà successo - e per ora sembra che ne abbia avuto - la saga ci farà compagnia fino al 2016, quindi non ci resta che aspettare il prossimo capitolo della saga!

Voto finale: 7,5\10

mercoledì 26 marzo 2014

Non buttiamoci giù - A long way down


Non buttiamoci giù è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo, scritto da Nick Hornby. 
Lo definirei come un film tragicomico, non una semplice commedia e nemmeno un semplice film drammatico. La pellicola è allo stesso tempo profonda, buffa e sconcertante, e lascia lo spettatore per il 90% del tempo allibito, in parte divertito, ma anche arricchito da una consapevolezza nuova, al termine dello spettacolo.

La trama è piuttosto semplice, anche se certamente non comune: la notte di Capodanno, quattro sconosciuti si trovano sulla cima di un palazzo di Londra per puro caso. Tutti loro sono intenzionati a suicidarsi, per i più disparati motivi. Martin (Pierce Brosnan) è un uomo di spettacolo che ha rovinato la sua carriera e la sua vita privata dopo essere stato con una minorenne, Maureen (Toni Collette) ha un figlio adulto disabile, JJ (Aaron Paul) è disilluso dalla vita, e la giovane Jess (Imogen Poots) ha una difficile situazione familiare ed è stata rifiutata dal ragazzo di cui è innamorata.


In seguito a questo bizzarro incontro, i quattro decidono di non suicidarsi e di stipulare un patto: non continueranno con i loro propositi di suicidio fino al giorno di San Valentino, sei settimane più tardi.
In questo arco di tempo i protagonisti imparano a conoscersi, stringono amicizie e legami, si confrontano e sviscerano i rispettivi problemi. E dopo, sarà comunque facile andare avanti con la propria vita (o meglio, non-vita)?


La trama è sviluppata sotto i diversi punti di vista dei personaggi principali, quindi si apre con il racconto di Martin in prima persona, per poi andare avanti con Jess, JJ e infine Maureen. 

Il film non è così leggero come può sembrare dal trailer o dalla trama, ma comunque lo consiglio, perché è a suo modo divertente e profondo allo stesso tempo. Gli attori sono bravissimi e la recitazione è piacevole e seria, per non parlare delle bellissime ambientazioni.


Voto finale: 7.5/10

giovedì 20 marzo 2014

La bella e la bestia - The beauty and the beast


Sono sicura di avervi già parlato della mia avversione per i film francesi. Nessuno è perfetto: tutti hanno le loro piccole intolleranze, e per quanto mi riguarda, oltre a quella per l'aglio, aggiungiamo i film francesi e diversi di quelli italiani.


Ma non penso di avervi mai parlato del mio amore per il film Disney "La bella e la bestia", secondo soltanto a quello per il "Re Leone". Canzoni adorabili, tantissima neve, boschi, libri e una protagonista di tutto rispetto: come non sciogliersi davanti a Belle, Chicco, la bestia impacciata e imbranata e tutta la gang del castello?


Bene, a questo punto come la mettiamo quando esce un remake francese de "La bella e la bestia", che oltretutto, è una favola originale francese?
Che dire, sono andata a vederlo. Anche se Vincent Cassel mi sta veramente antipatico, anche se ho dei problemi con i film francesi, anche se la Belle del trailer era bionda invece che castana come quella del cartone animato... Ho smesso di fare la schizzinosa odiosa (sì, che poi me la tiro, come se le industrie cinematografiche fallissero senza di me) e sono andata.


La trama è simile a quella del famoso film d'animazione Disney che tutti noi conosciamo: il padre di Belle, invece di essere uno strampalato inventore, è un ricco mercante, e la ragazza non è figlia unica, bensì ha due sorelle e tre fratelli. 
La vicenda di base però è la stessa: il vecchio padre (André Dussollier) si perde nei boschi, e finisce in un incantevole e immenso castello. Qui, ruba una rosa da portare in dono alla più giovane delle sue figlie, Belle (Léa Seydoux) e per questo motivo scatena le ire del proprietario del castello, la bestia (Vincent Cassel), che pretende che l'anziano signore diventi il suo schiavo personale.
Ma la ragazza è talmente buona che decide di andare di suo spontanea volontà al castello, e qui, dopo un iniziale periodo di sgomento, impara a conoscere la vera storia della bestia e ad affezionarsi a lui.

Il resto è noto, e anche se qui non abbiamo Gaston a fare da guastafeste, ci sono i due fratelli maggiori di Belle, Maxime (Nicolas Gob) e Jean-Baptiste (Jonathan Demurger), che sono due begli idioti.

I mobili fatati che tanto adoro nella versione Disney, sono sostituiti da degli strani esserini, che altro che non sono che un gruppo immenso di Beagle trasformati dalla maledizione che ha colpito la bestia. Che dire, sono adorabili, ma speravo che avessero un po' più di spazio.

Carino e piacevole, il film è una vera e propria favola, e ve lo consiglio se avete amato anche la versione Disney, che tuttavia, a mio avviso resta assai superiore.



Voto finale: 6.5/10

venerdì 14 marzo 2014

12 anni schiavo - 12 Years a Slave


12 anni schiavo ha vinto l'Oscar come miglior film del 2014, quindi non ha bisogno di grandi presentazioni. Devo dire, con assoluta sincerità, che è stato il film più bello che io ho visto in tutto l'anno. Ho apprezzato molto anche Philomena, ma 12 anni schiavo ha una completezza, una struttura, un insieme di piccole attenzioni che lo rende decisamente degno dell'Oscar che ha vinto.

Il film è ispirato all'omonima autobiografia di Salomon Northup, pubblicata nel 1853, e narra le vicende di quest'ultimo (Chiwetel Ejiofor), un bravissimo violinista nero residente nello stato di New York con la moglie e i due figli. Solomon è un uomo libero e anche piuttosto facoltoso, ma la sua vita prende una svolta drammatica quando viene raggirato da due falsi agenti di spettacolo, che lo rapiscono, lo provano dei documenti e lo vendono negli Stati del Sud, dove ancora vigeva la schiavitù.



Delle semplici parole non riescono a rendere il profondo senso di dramma e desolazione che percorre e sconvolge la vita di Salomon, costretto a nascondere la sua vera identità e a lavorare in condizioni disumane per due padroni diversi: il più "mite" William Ford (Benedict Cumberbacht), ottimo esempio di come anche le persone che non erano malvagie fossero parte del sistema della schiavitù e non facessero niente per cambiarlo, e il completamente folle e crudele Edwin Epps (Michael Fassebender).

Una menzione speciale va fatta per la talentuosissima Lupita Nyong'o (Patsey), che interpreta il ruolo di una giovane schiava particolarmente tormentata dalla follia e dal desiderio dello schiavista Epps, e per questo valvola di sfogo di quest'ultimo e dell'altrettanto crudele moglie (Sarah Paulson). 
Lupita Nyong'o, nata in Messico da famiglia Keniota, ha vinto l'Oscar come migliore attrice non protagonista grazie alla sua performance in questo film, e non c'è da stupirsi: le sue capacità di recitazione sono a dir poco incredibili.  


Non voglio risparmiare le lodi nemmeno per Brad Pitt, che interpreta il canadese Samuel Bass: nonostante sia presente in giusto un paio di scene, si rivela un personaggio incisivo e molto ben strutturato.

Che dire della colonna sonora? Ho apprezzato particolarmente i canti degli schiavi durante il lavoro nei campi o durante la morte dei loro cari: l'alba del Gospel che nasce da una situazione di rovina e delirio. Hans Zimmer, John Legend e Alicia Keys sono soltanto tre nomi dei numerosi artisti che hanno collaborato alla composizione di quest'ultima, ottenendo ottimi risultati. 



Ci sarebbe ancora molto da dire su questo film, ma non voglio rovinarvi la sorpresa: vi dico soltanto di fidarvi, e di correre a guardarlo, perché ne vale davvero la pena.

Voto finale: 9/10


lunedì 10 marzo 2014

The Lego Movie


Un'infanzia trascorsa fra i fantastici mattoncini Lego e finalmente il sogno si avvera: esce un film interamente basato su grafica e storia Lego!
A dire il vero io ero più una fan dei Duplo, che fanno addirittura un "cameo" alla fine del film. Ma sì, dai che li conoscete, i Duplo, quelli da bambine,  più grandi e facili da montare. Sono passata ai difficilissimi Lego soltanto verso i 10 anni, per dedicarmi a costruzioni più complesse, come quelle di Star Wars o di Harry Potter. E, tra parentesi, ho sempre fatto abbastanza schifo.


La prima parte del film è semplicemente geniale: entriamo nel mondo di Emmett Brickowski (Chris Pratt), un comunissimo e stupidissimo operaio del mondo Lego. Capiamo ben presto che il mondo è governato da un malvagio dittatore, il Presidente/Lord Business, ma che la maggior parte degli abitanti è così idiota da non capire cosa stia veramente accadendo intorno a sé.
Un giorno, per puro caso, Emmet si trova coinvolto in un tentativo di ribellione, guidato dai Mastri Costruttori, come lo stregone Vitruvius (geniale imitazione di Gandalf), la "bellissima" Wildstyle (Elizabeth Banks), Uni-Kitty (Allison Brie), Batman in persona (Will Arnett), e altri numerosi personaggi famosi, come Superman, Lanterna Verde, Wonderwoman ecc.


Da una parte ho adorato il film perché è un insieme di esilarante nonsense, e perché strizza continuamente l'occhio a spettatori adulti. Memorabile l'apparizione di Han Solo, Lando Carlissian e tutta la banda sul Millenium Falcon, e la conseguente battutaccia di Batman.
Da un'altra parte, ho trovato la seconda parte un po' troppo buonista, e avrei preferito che tutto il film si fosse mantenuto sui toni leggeri del primo tempo.

Una nota di merito? Senza dubbio la geniale canzoncina "è meraviglioso - Everything is awesome!". Stupidissima, ma buffa e divertente, l'ho adorata.



Thumbs up

- Tutti i supereroi e i personaggi famosi come quelli di Star Wars;
- La mitica freddura "Michelangelo... E Michelangelo!", rivolta sia all'artista che alla Tartaruga ninja;
- Il gattino Uni-Kitty, geniale;

- La Middle-Zealand, immensa presa in giro e via di mezzo fra Medioevo e Nuova Zelanda (dove è stato girato gran parte de Lo Hobbit);

Voto finale: 8/10



giovedì 27 febbraio 2014

Pompei


Piccola premessa: ieri sera sono andata a vedere Pompei. Io e le mie amiche ci sediamo in sala, mettiamo gli occhialini 3d e tutte tranquille ci prepariamo alla visione del film.
Ad un certo punto parte qualcosa sul film della Lego (che oltretutto muoio dalla voglia di vedere). Pensando che sia l'ennesimo trailer, lo guardiamo tranquille e iniziamo a ridere. Dopo quasi dieci minuti inizia a sembrarci strano che ci sia ancora il film della Lego sullo schermo.
Controlliamo i biglietti e... OH CACCA, ci avevano segnato il film sbagliato in biglietteria! E qui inizia la caccia al tesoro: in quale delle 3000 sale dell'UCI di Campi Bisenzio sarà il film?



Dopo 4 tentativi andati male, la mia amica ha la brillante idea di domandarlo in biglietteria. Ed ecco che inizio a vedere finalmente Pompei, con ben 15 minuti di ritardo.

Il film (105 minuti) è stato diretto dal regista britannico Paul W. Anderson, che ha preparato un'"Americanata" tutto sommato gradevole, forse perché in effetti lui non è Americano. E oltretutto perché ha trascorso un'intera settimana a Pompei (che nel frattempo cade di nuovo a pezzi grazie alla negligenza di noi Italiani), a girare scene e scattare foto, insomma a studiare l'ambiente che circonda la famosa città morta.

La trama è piuttosto basilare, e penso di non fare un grande spoiler se vi avverto del fatto che siamo nel 79 a.C., il Vesuvio erutterà, ci sarà un maremoto, un terremoto pazzesco, l'esalazione di gas velenosi e che l'intera città verrà distrutta
Da buoni Italiani sappiamo bene questa vicenda, probabilmente ci siamo sorbiti una visita di Pompei in tenera età - io ben due volte, a 12 e 14 anni, e le ricordo ancora come una palla terribile - e gli ex liceali, hanno studiato a latino che Plinio il Vecchio osservò l'eruzione da lontano e la documentò.


Non chiedetemi il senso di questa immagine, è il ricordo del latino che mi fa fare follie.

Tornando al film, qual è quindi l'elemento di novità?
Innanzitutto la vicenda molto Titanic-chiana dell'amore impossibile fra lo schiavo celtico Milo (Kit Harrington, il Jon Snow di Game of Thrones) e la nobile pompeiana Cassia (Emily Browning, già vista in The Host e Sucker Punch). Inoltre la storia di libertà che aleggia fra gli schiavi gladiatori, e le americanissime mazzate super violente che si tirano nell'arena.


Non so se storicamente aleggiasse davvero questo sentimento di ribellione dei Pompeiani nei confronti di Roma e dell'imperatore Tito (dubito, ma può anche darsi, l'ultima volta che mi sono data allo studio della storia e della letteratura romana-latina avevo 18 anni e onestamente non ci prestavo neppure molta attenzione), ma è comunque un elemento che risulta piacevole e interessante. Dubito della fedeltà storica di alcune vicende, potremo stare ore a discutere della troppa libertà di Cassia, ma tutto sommato il film risulta piacevole e non troppo "esagerato". Un po' sì, ovvio, ma non troppo. Se vi aspettate un fedele documentario sulla storia di Pompei, rimarrete delusi, se vi aspettate un film d'azione e ne accettate le debite lacune storiche, lo apprezzerete.

Molto suggestive le scene dell'eruzione, il 3d rende alla perfezione l'idea della catastrofe, e non risulta nemmeno troppo fastidioso. Anzi, sono rimasta piacevolmente impressionata da come alcuni frammenti di cenere vulcanica sembrino davvero uscire dallo schermo.




Un film da vedere? Sì, se non siete troppo appassionati di storia romana e avete voglia di trascorrere una serata tranquilla e disimpegnata.

Voto finale: 6.5/10

martedì 18 febbraio 2014

Storia d'inverno - Winter's Tale




Storia d'inverno - Winter's Tale è uno di quei film che vai a vedere al cinema perché ti aspetti una storia d'amore strappalacrime (o almeno questo era quello che aveva promesso il trailer).
Ora, se avessi voluto vedere un film con collegamenti assurdi, sarei andata a vedermi un film francese - sì, lo so, il mio razzismo verso i film francesi è imbarazzante - oppure un filmone americano di quelli sui traffici di droga fra USA e Messico (ne ho visti a dozzine e li detesto con tutta me stessa, non ci capisco mai niente).

 

Tratto dall'omonimo romanzo di Mark Helprin, e scritto, diretto e prodotto da Akiva Goldsman, il film dura quasi due ore. I 113 minuti scorrono molto bene, ma quando uscirete dalla sala, direte: "Ma che diamine...?". Esatto, perché 3/4 della pellicola trattano un argomento, la parte finale invece totalmente - o quasi - un altro.


Il film parla della storia di Peter Lake (Colin Farrell), un ladruncolo della New York nel 1916, che si innamora della giovane Beverly Penn (Jessica Brown Findlay), una ragazza malata di tubercolosi. La sfortunata storia d'amore fra i due è incrociata anche alle vicende della malavita newyorkese, che a sua volta intrecciata con un disegno superiore. Infatti la storia tratta anche di miracoli, angeli, demoni e addirittura Lucifero in persona (Will Smith).
Questa parte del sovrannaturale è a mio avviso un po' poco spiegata. si stenta a capire perché ci sono questi questi demoni, di cosa si occupino veramente e perché l'antagonista Pearly Soames (Russel Crowe) sia così intenzionato a rendere la vita impossibile a Peter.
La seconda parte del film è ambientata ai giorni nostri, e vede un collegamento - un po' labile, a mio avviso - fra gli eventi raccontati a inizio secolo e la vita del protagonista Peter.


Le musiche sono affidate a Hans Zimmer, come nel 50% dei film americani (gli altri li cura John Williams)... Mi domando da chi siano stati raccomandato! Scherzi a parte, la colonna sonora è un aspetto davvero gradevolissimo del film.

Ottima l'interpretazione dei grandi attori conosciuti, come Colin Farrel, Will Smith e Russel Crowe, ma soprattutto quello della quasi-esordiente Jessica Brown Findley, attrice britannica classe 1989 già vista in Downton Abbey e in Misfits. Questa ragazza è così bella e brava da spingermi ad avere quasi una cotta per lei. Ed è una donna, ho detto tutto.



Una nota di merito anche per le ambientazioni: oltre a quelle classiche nella città di New York, ci sono quelle svolte nella residenza dei Penn: un bellissimo castello su un lago ghiacciato. L'atmosfera è molto suggestiva e affascinante, e va detto che dà al film un qualcosa di speciale, donandogli un set perfetto per una "Storia di inverno".

Voto finale: 7\10

giovedì 13 febbraio 2014

Belle e Sébastien


Tutto è cominciato con un cartone giapponese degli anni '80. Anzi, a dire il vero tutto è cominciato con una raccolta di novelle francesi scritte da Cécile Aubry, ma nessuno di voi - me inclusa - ha idea di cosa stia parlando, quindi torniamo al cartone giapponese.

Se siete fra i 20 e i 30, tutto ciò che ricorderete è che c'era un bambino, un cane bianco gigante e delle montagne. La trama era irrilevante ai miei occhi di cinquenne: chi se ne fregava della storia, c'era un cane GIGANTE. Mi pareva che ci fossero i Pirenei, ma non credo che a quell'età sapessi bene dove si trovassero.

File:Belle e Sébastien.jpg

Il cartone finisce nel dimenticatoio, insieme a molti altri, per una ventina d'anni. Ecco poi che una sera, mentre me ne sto seduta tranquillamente ad aspettare l'inizio di non so quale film, che spunta questo trailer: Belle e Sébastien. "Porca miseria", ho pensato, "ma io questa storia la conosco. E c'è un CANE GIGANTE!". 
Ed eccomi tornata bambina, super emozionata e felice per la semplice presenza di una bestia pelosa di 80 kg.


Nonostante il film sia francese (regia di Nicolas Vanier) - nessun rancore, adoro i Francesi, ma permettetemi di dire che spesso fanno film davvero strani - è carino e scorre velocemente. Dura poco più di un'ora e mezzo, e nonostante un aio di canzoncine super francesi e super melense, non si rimane sconvolti e confusi (come nell'85% dei film dei cugini di oltralpe). 

La trama è sempre la stessa: il piccolo Sébastien (Félix Bossuet) vive in un piccolo paesino di montagna (questa volta sulle Alpi, come nella storia originale, non sui Pirenei), sconvolto dalla presenza di un cane selvatico che uccide le pecore dei pastori. In realtà il cane non è così cattivo, e dopo averci fatto amicizia, il bambino decide di salvarlo dalla rabbia degli adulti che vivono nel suo paese. 
Questa volta la trama è arricchita anche dal contesto storico: siamo infatti nel 1943, e la Francia è occupata dai Tedeschi, a cui gli abitanti del villaggio sono decisamente ostili. Anche perché pare che ci sia qualcuno che aiuta gli ebrei a passare i valichi delle montagne per arrivare in Svizzera. Insomma, chi avrà la meglio?

Una piccola curiosità? Be', la cagnolona Belle è interpretata da ben tre cani diversi. E indovinate? Uno di loro è Fripon, un maschio italiano di tre anni, proveniente dal Piemonte!


Eccolo qua Fripon, insieme alla sua allevatrice Lucia Giraldi. Insomma, abbiamo una star italiana di tutto rispetto nel cast!

Insomma, un film da vedere? Direi proprio di sì. E non soltanto dai bambini, ma anche dai ragazzi e dagli adulti. Soprattutto da noi nati negli anni '80-inizio '90, che siamo cresciuti a pane e cartoni animati giapponesi. Magari è la volta buona per capire di cose parlava quel cartone con il "cagnolone bianco". E intanto, per i più nostalgici, eccovi la sigla.



Voto finale: 7,5/10

mercoledì 29 gennaio 2014

Hannah Arendt


Hannah Arendt è un film molto coraggioso e autocritico, diretto da Margarethe Von Trotta.
In Italia è stato deciso di mandare il film nelle sale soltanto per due giorni, il 27 e il 28 gennaio, in occasione della giornata della Memoria. Il film non è stato doppiato, e quindi è sottotitolato in italiano, mentre gli attori recitano in gran parte in tedesco, ma anche in inglese e talvolta in ebraico.

Per chi non lo sapesse Hannah Arendt è stata una famosa filosofa, nonché un'ebrea tedesca. Nata in Germania nel 1906, è dovuta fuggire in Francia e in seguito negli Stati Uniti, a causa delle reggi razziali proclamate dal regime nazista. Gli USA sono rimasti la sua terra di adozione, e qui è rimasta fino alla sua morte, avvenuta nel 1975.


Il film tratta della vicenda che vide la Arendt (Barbara Sukowa) scrivere un resoconto per il New Yorker a proposito del processo ad Adolf Eichmann, un ex generale nazista. Corre l'anno 1961, e la tranquilla vita della Arendt, che è una docente universitaria, viene scossa da questa vicenda. La donna si dovrà recare infatti in Israele per assistere al processo, e le sue considerazioni non saranno molto apprezzate né dalla società americana, né da quella israeliana.
Le immagini del processo ad Eichmann sono tutte reali, così come le testimonianze dei sopravvissuti, e questo meccanismo contribuisce lo spettatore a sentirsi ancora più parte della vicenda.

Temo di non essere in grado di raccontare un film così magistrale e profondo: nella pellicola vengono menzionati moltissimi importanti pensatori, oltre alla stessa Arendt vediamo Hans Jonas (Ulrich Noethen), Mary McCarthy (Janet McTeer) e addirittura Martin Heidegger (Klaus Pohl).


Trattare un argomento così complesso e delicato non è stato facile, e la scelta di mostrare questo film proprio durante il giorno della Memoria è stata molto controversa, ma anche coraggiosa e ammirevole. La pellicola infatti non risparmia critiche a nessuno: alla Germania, alla società ebraica, a Israele e agli Americani.




Ho apprezzato moltissimo il film, anche se onestamente, è difficile parlarne. Non conosco la materia abbastanza, e oltre a rischiare di dire qualcosa di poco pertinente, rovinerei tutta la profondità della vicenda. Quindi, ascoltatemi e procuratevi il dvd: vale veramente la pena.

Voto finale: 9/10

Ma la blogger, chi è?

Parlo e straparlo di film da ben cinque mesi su questo blog e non ho mai detto niente di me.

Si presuppone che i miei unici lettori siano i miei amici su Facebook, ma se casomai capitasse qualcuno che non mi conosce di persona, mi sembra giusto dare qualche informazione di base sulla sottoscritta (non che ve ne importi qualcosa, lo so, ma fatemi sentire importante, SU, è pur sempre il mio blog).


Ebbene sì, questa sono io! La foto risale a due anni fa, ed è l'unica decente che ho nel computer, quindi pensate un po' a come devono essere terribili le altre.
Classe 1989 e studentessa di Comunicazione da ben 5 anni e mezzo, sono appassionata di cinema (ok, questa potevo risparmiarmela, immagino che sia facilmente intuibile), cani, serie TV, musica, storia, scrittura e viaggi. Sogno di diventare giornalista o comunque lavorare nell'ambito della comunicazione, ma poi chi lo sa veramente che cosa sogno. Per ora mi basta laurearmi il più in fretta possibile, e per fortuna manca davvero poco.

Adoro andare a letto tardi e svegliarmi molto tardi la mattina - almeno quando posso - ed è per questo motivo che sono ancora sveglia a quest'ora indecente.

I miei gusti in fatto di cinema? Fantasy, fantascienza, distopie e commedie sono senza dubbio i miei generi preferiti. I film che adoro in assoluto sono i vari Star Wars e Harry Potter, tanto per capirsi. Ma sì, facciamo i nerd.


In ogni caso guardo veramente di tutto, esclusi gli horror, perché sono la persona più paurosa sulla faccia della Terra. Il fioretto per questo 2014 è di smetterla con i filmacci troppo trash, e cercare di andare al cinema solo per guardare roba decente. Vedremo per quanto riuscirò a mantenerlo.

Musica? Spazio dalle canzonette pop, alcune quasi dance e imbarazzanti, al folk, fino ad alcuni residui di metal derivanti dalla mia gioventù-poco-perduta. Il mio gruppo preferito sono tutt'ora i Sonata Arctica, band finlandese power metal. Al secondo posto metterei i Modena City Ramblers, folk italiano vecchio stile, e al terzo Max Pezzali


Sì, lo so, sono piuttosto confusa.

Lasciamo stare i cani, la storia e la scrittura, che sono argomenti troppo complessi da affrontare all'1:30 di notte, e passiamo alle serie TV. Sono davvero aperta a tutti i generi, ma prediligo le commedie idiote, stile How I met your mother, o ancora meglio, The Big Bang Theory.




Con questo vi saluto e spero che continuerete a seguire il blog - se mai l'avete fatto - anche dopo aver scoperto chi è la blogger!