12 anni schiavo ha vinto l'Oscar come miglior film del 2014, quindi non ha bisogno di grandi presentazioni. Devo dire, con assoluta sincerità, che è stato il film più bello che io ho visto in tutto l'anno. Ho apprezzato molto anche Philomena, ma 12 anni schiavo ha una completezza, una struttura, un insieme di piccole attenzioni che lo rende decisamente degno dell'Oscar che ha vinto.
Il film è ispirato all'omonima autobiografia di Salomon Northup, pubblicata nel 1853, e narra le vicende di quest'ultimo (Chiwetel Ejiofor), un bravissimo violinista nero residente nello stato di New York con la moglie e i due figli. Solomon è un uomo libero e anche piuttosto facoltoso, ma la sua vita prende una svolta drammatica quando viene raggirato da due falsi agenti di spettacolo, che lo rapiscono, lo provano dei documenti e lo vendono negli Stati del Sud, dove ancora vigeva la schiavitù.

Delle semplici parole non riescono a rendere il profondo senso di dramma e desolazione che percorre e sconvolge la vita di Salomon, costretto a nascondere la sua vera identità e a lavorare in condizioni disumane per due padroni diversi: il più "mite" William Ford (Benedict Cumberbacht), ottimo esempio di come anche le persone che non erano malvagie fossero parte del sistema della schiavitù e non facessero niente per cambiarlo, e il completamente folle e crudele Edwin Epps (Michael Fassebender).
Una menzione speciale va fatta per la talentuosissima Lupita Nyong'o (Patsey), che interpreta il ruolo di una giovane schiava particolarmente tormentata dalla follia e dal desiderio dello schiavista Epps, e per questo valvola di sfogo di quest'ultimo e dell'altrettanto crudele moglie (Sarah Paulson).
Lupita Nyong'o, nata in Messico da famiglia Keniota, ha vinto l'Oscar come migliore attrice non protagonista grazie alla sua performance in questo film, e non c'è da stupirsi: le sue capacità di recitazione sono a dir poco incredibili.

Non voglio risparmiare le lodi nemmeno per Brad Pitt, che interpreta il canadese Samuel Bass: nonostante sia presente in giusto un paio di scene, si rivela un personaggio incisivo e molto ben strutturato.
Che dire della colonna sonora? Ho apprezzato particolarmente i canti degli schiavi durante il lavoro nei campi o durante la morte dei loro cari: l'alba del Gospel che nasce da una situazione di rovina e delirio. Hans Zimmer, John Legend e Alicia Keys sono soltanto tre nomi dei numerosi artisti che hanno collaborato alla composizione di quest'ultima, ottenendo ottimi risultati.
Ci sarebbe ancora molto da dire su questo film, ma non voglio rovinarvi la sorpresa: vi dico soltanto di fidarvi, e di correre a guardarlo, perché ne vale davvero la pena.
Voto finale: 9/10
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