sabato 30 novembre 2013

Hunger Games: La ragazza di fuoco - The Hunger Games: Catching Fire



Dopo una lunga attesa di un anno e mezzo, lo scorso martedì 27 novembre il secondo capitolo di Hunger Games, La ragazza di fuoco, è finalmente uscito nelle sale. 

Ad essere completamente sincera, devo essermi persa da qualche parte il momento in cui Hunger Games è diventato un fenomeno esagerato da ragazzini. Cioè, lo sapevo, ma non immaginavo così tanto. Sul web è addirittura scattata la moda di postare le foto dei biglietti del cinema appena comprati, con tanto di ashtag #LaRagazzaDiFuocoAlCinema.

                   

Queste sono soltanto due delle centinaia di foto che i fan hanno postato sui Social Network. E non è finita qui. Allo spettacolo delle 21:15 la sala era infatti piena di ragazzini che applaudivano, ridevano, piangevano, fischiettavano il motivetto della Ghiandaia imitatrice e alzavano le tre dita, segno di saluto nei distretti (e nei boy scout, ma lasciamo stare).
Cosa dire del film? Ovviamente è stato favoloso, proprio come il trailer e tutto il marketing pre-uscita avevano lasciato intendere. 

La trama ricalca fedelmente quella del libro, il film ha il merito di presentare soltanto alcune differenze da quest'ultimo.
Dopo la fine degli Hunger Games, Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) vuole soltanto essere lasciata in pace e condurre una vita normale, nel suo Distretto 12. Purtroppo gli abitanti dei distretti di Panem hanno preso il suo tentativo di salvarsi la vita nell'arena come un evidente attacco a Capitol City, e hanno cominciato a ribellarsi a loro volta. Il Presidente Snow (Donald Sutherland) decide quindi di togliere la minaccia della "Ragazza di fuoco" attraverso un'edizione speciale degli Hunger Games, che riporti tutti i vincitori ancora in vita di nuovo in campo, per un nuovo scontro mortale.

   
Peeta e Katniss durante il "Tour della memoria" nel Distretto 11
La storia è molto seria, ben strutturata e piacevole. Il clima di angst che si respira per tutta la durata del film è reso ancora più credibile dalle incredibili performance dei due protagonisti, Jennifer Lawrence e Josh Hutcherson (Peeta Mellark), sempre più bravi e credibili nel ruolo ruolo di "innamorati sventurati". 
Notevoli anche le interpretazioni delle new entry Sam Claflin (Finnick Odair) e Jenna Malone (Johanna Mason).
Oltretutto il film finisce "a metà", lasciandoci una gran voglia di vedere il seguito al più presto, per capire come andrà a finire la storia.

Finnick, Katniss, Peeta e Johanna


Dopo il successo del primo Hunger Games è stato investito il doppio del capitale in questo secondo capitolo (150 milioni di dollari), e sembra che la Lawrence abbia ottenuto il quadruplo della paga. Infatti è lei la protagonista indiscussa della vicenda, ma anche della pellicola stessa: è ancora più bella, espressiva e letale. Nonostante il suo personaggio sia a dir poco insopportabile, Jennifer Lawrence è uno dei motivi per cui lo spettatore riesce a stare due ore e mezzo incollato allo schermo. Sembra infatti che oltre che bellissima e talentuosissima, Jennifer sia anche simpatica e umile. Alla prima del film, a novembre al festival internazionale del cinema a Roma, si è detta piacevolmente stupita dall'appoggio dei fan italiani. Di seguito ecco parte del cast con il regista Francis Lawrence, proprio a Roma durante l'evento:


La colonna sonora ufficiale del film è "The Hunger Games: Catching Fire – Original Motion Picture Soundtrack", e contiene opere di vari artisti molto famosi, fra cui i Colplay (il loro brano Atlas è stato rilasciato a settembre ed ha raggiunto il 12° posto nelle classifiche inglesi), Christina Aguilera, i The Lumineers e addirittura Patti Smith.

Una pecca nel film? Sì, la possiamo trovare, anche se non si tratta tanto di un problema della pellicola, quanto di un difetto della storia e del libro stesso. La scrittrice Suzanne Collins è caduta nella trappola del triangolo amoroso, tanto di moda nelle serie TV e nei film alla Twilight
Katniss si destreggia infatti - in modo a dir poco ambiguo - fra l'amico d'infanzia Gale (Liam Hemsworth, il "fratellino" di Thor) e il compagno di Hunger Games Peeta, dispensando baci a destra e a manca senza mai veramente esporsi.  
Così dobbiamo abituarci a vederla mentre considera sia l'uno che l'altro, sforzandoci di non odiarla troppo!

Katniss: "Allora, ci facciamo Peeta...

... o Gale? Ma sì, tutti e due!"

... Ma che cavolo Katniss, deciditi!

Poco realistico anche il fatto che la storia d'amore fra due sedicenni possa essere così importante per tenere in piedi un intero sistema. Ma si sa, è una storia da ragazzi e a noi piace comunque così.

Nel frattempo la guerra dei fandom è scoppiata su Internet, e i vari shippers si stanno scannando a colpi di gif e foto dei baci più belli. Per chi pensa che stia parlando Turco, ecco una piccola lezioncina.

Con "ship" si intende una coppia. In questo caso ci sono i sostenitori (gli shippers) di Katniss e Peeta e quelli che invece preferiscono Katniss con baby-Thor, Gale. 
Non so quando questi termini siano nati, forse subito dopo il Big Bang e la nascita della vita negli oceani, comunque i sostenitori di coppie diverse si scannano a colpi di insulti e gif animate. Di solito gli shippers di una coppia prendono il nome dalla fusione dei nomi dei due personaggi. 

Nel caso di Katniss Everdeen e  Peeta Mellark si chiamano Everlark (indovinate perché non hanno scelto i nomi... Eh sì, Peenis sarebbe stato un po' di cattivo gusto). Per quanto riguarda Gale e Katniss giuro di averli cercati ovunque, ma non sono riuscita a trovare il nome. Insomma, questi ragazzi si scannano e premono per la propria coppia, e tanto metà di loro sa già come va a finire, perché l'ultimo libro è uscito da un pezzo. Quindi: qual è il senso? Soltanto un po' di sano (?) intrattenimento, penso.

Inoltre è ovvio che il film parla di un futuro distopico, e che vorrebbe concentrarsi su qualcosa di diverso del triangolo amoroso: i temi principali dovrebbero essere la ribellione, il coraggio, l'oppressione
Ma è così facile attrarre il grande pubblico con questi mezzi, e in fondo il "triangolo" è uno degli elementi principali anche dello stesso libro. 

This isn't fucking TWILIGHT.

Ps. 
Mentre sto qui a fare la brava e a dare lezioncine ai miei lettori, tengo già spudoratamente dal 1° libro (nemmeno troppo in segreto) per una delle due coppie. Quindi so much shame on me.


Ragazzate e battute a parte... Un film da vedere? No, un film da mangiarsi con gli occhi. Correte al cinema, se non ci siete ancora andati. Per il sequel dobbiamo ancora aspettare un anno, quindi... Meglio godersi Catching Fire, per il momento.

Voto finale: 9\10


lunedì 25 novembre 2013

Thor: The Dark World


Non sono una grande fan della Marvel e dei film dei supereroi in generale, ma sono platonicamente innamorata di Natalie Portman dai tempi di “Star Wars - La minaccia fantasma”. Dopo il mio Erasmus in Svezia sono anche abbastanza interessata alla mitologia norrena e a tutto ciò che ha a che vedere con i Paesi nordici. Questi sono i motivi per cui sono andata a vedere Thor, due anni fa, e per cui sono tonata a vedere il sequel, qualche sera fa.

Non avevo grandi aspettative, ma tutto sommato il film mi è piaciuto. Chris Hemsworth (Rush, Quella casa nel bosco) è un valido attore, Natalie Portman si sa, è bravissima e bellissima, e Stellan Skasgård (King Arthur, L’esorcista - La genesi, Pirati dei caraibi) è un’altra sicurezza. Aggiungiamo il fatto che Odino è interpretato da Anthony Hopkins e che Loki è il simpaticissimo Tom Hiddleston, che è riuscito a rendere il suo il personaggio preferito della saga al posto di Thor, e il gioco è fatto. Abbiamo un ottimo cast, personaggi amati e effetti speciali favolosi. La campagna di marketing è stata inoltre eccezionale, con tanto di comparsa di Tom Hiddleston nei panni di Loki al Comic-Con di San Diego. Inutile dire che film ha incassato quasi 200 milioni di dollari soltanto in nord America.

La trama non presenta grandi novità rispetto al film precedente. La minaccia per Asgard e per la Terra non è più presentata da Loki, ma dagli Elfi Oscuri, che vogliono impossessarti dell’Aether, un materiale fluido con delle proprietà oscure. Loki si trova nelle prigioni di Asgard, destinato a scontare la sua pena con una reclusione eterna. Mentre Thor e i suoi compagni sono impegnati a riportare la pace nei nove mondi, Jane Foster (Natalie Portman), il vecchio amore terreste di Thor, entra per puro caso in contatto con questa sostanza. Il dio del tuono decide quindi di far ritorno sulla Terra, in modo da salvarla. Nel frattempo il perfido Malekith e il suo campare Algrim decidono di voler entrare il possesso dell’Aether, in modo da portare a termine il loro antico piano e distruggere l’intero universo. Questa situazione caotica porta ad un improbabile patto fra Thor e Loki, che decidono di sfidare gli Elfi Oscuri in prima persona, in modo da salvare sia Asgard che Jane.
La storia quindi non è particolarmente originale, ma è senza dubbio piacevole, tanto che le quasi due ore del film trascorrono molto velocemente. Loki risulta - come sempre - molto più simpatico del fin troppo perfetto Thor, e le sue battute mentre fugge da Asgard con il fratello sono unno dei momenti più divertenti di tutto il film ("Complimenti... Hai appena decapitato tuo nonno!"). Da sottolineare anche le simpatiche gag fra i Terrestri (geniale la performance dello svedese Stellan Skasgård), che riescono ad alleggerire il tono del film con qualche sana risata.

Un’attenzione particolare va prestata ai titoli di coda: questa volta la Marvel ci delizia con ben due scene finali. Quindi mi raccomando: aspettate la fine di TUTTI i titoli di coda, a costo di farvi cacciare via dalla maschera del cinema… Ne vale veramente la pena!
Ma state molto attenti anche ai titoli di coda stessi. Il modo in cui sono stati realizzati, con delle false pennellate che mostrano il volto stilizzato degli attori, mi è piaciuto moltissimo.

Vi lascio con questo video speciale, di quel mito di Tom Hiddleston che si cala fin troppo seriamente nei panni di Loki al Comic Con di San Diego… Che uomo!




Voto finale: 8\10  

venerdì 15 novembre 2013

Jobs


Steve Jobs era un genio, e tutti i geni sono un po’ stronzi, si sa. Ma li perdoniamo perché il loro essere geni va oltre ogni altra questione. Questo è più o meno il messaggio che il film Jobs lascia intendere agli spettatori.

Prima di andare avanti con la recensione è bene mettere in chiaro il mio punto di vista: non sono una grande fan della Apple, anzi. Ho un Ipod vecchio e mi limito a guardare con aria di superiorità\invidia tutti gli altri dispositivi Apple che non potrò mai permettermi: Iphone, Ipad, Mac e così via. Penso di essere come la maggior parte dei fan Apple, ma con una consapevolezza di base: vorrei avere un Mac o un Iphone perché sono fighi, ma non mi servirebbero poi a molto. E l’idea di dover pagare i prodotti Apple il doppio degli altri soltanto perché hanno una mela disegnata sopra mi indispone un po’. (Nonostante questo se mai vi venisse voglia di regalarmi un Iphone o un Mac non preoccupatevi, passerò dalla parte del nemico e mi venderò come un mercenario da pochi soldi. Insomma, lo accetterò volentieri).

Il film ripercorre la storia di Steve Jobs da quando, ancora ventenne, decise di abbandonare gli studi , fino al 2001, quando lanciò l’Ipod e rese la Apple una delle società più quotate in borsa. I personaggi sono tutti ben delineati, e le due ore di film trascorrono incredibilmente veloci. È stato bello capire come i computer siano diventati i dispositivi che sono oggi, e la passione che Jobs (un talentuosissimo Ashton Kutcher) ha messo nel suo lavoro è talmente resa bene da essere quasi commovente. Non starò a raccontarvi la trama, che è la parte forse meno interessante, piuttosto mi concentrerò su alcuni aspetti che mi hanno colpito molto.
Steve Jobs viene rappresentato come ciò che probabilmente era, il pilastro portante della sua stessa azienda, che non aveva alcuna ragione di esistere senza di lui. Il film ha ricevuto alcune critiche ma non è stato considerato troppo negativamente, anche se mi chiedo come si sia espressa la famiglia di Jobs al riguardo. 

Come ho detto all’inizio senza mezzi termini, il protagonista viene infatti descritto come un vero stronzo, iroso, poco leale con gli amici, intestardita nel non voler riconoscere la propria figlia (Lisa Brennan Jobs, interpretata da Ava Acres e poi Annika Bertea) fino a quando questa non compie diciotto anni. L’uomo viene mostrato come incredibilmente sicuro di sé, come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro, ma anche, come l’amico Wozniak (Josh Gad) gli fa notare, terribilmente triste e solo. D’altro canto è innegabile notare come la sua visione sia stata incredibilmente innovativa e come abbia cambiato per sempre il mondo dell’informatica. Le interfacce e i sistemi operativi che oggi conosciamo sono stati tutti partoriti dalla sua formidabile mente e dalla sua ideologia, che vedeva i dispositivi elettronici come delle naturali estensioni del corpo umano. Se pensiamo agli Iphone e agli smartphone in generale, bè, Steve ci aveva visto giusto. La sua lungimiranza è stata incredibile.

La recitazione, la colonna sonora e ogni singola ripresa, bè, tutto è stato studiato nei minimi dettagli per rendere questo film serio e ben organizzato. Ashton Kutcher è davvero bravissimo, e anche i suoi colleghi non sono da meno. Riguardo alla colonna sonora il film ci propone alcuni capolavori rock (House of the Rising Sun, Boots of Spanish Leather) insieme ad altri di musica classica, con addirittura pezzi di Chopin e Bach.
La somiglianza fra gli attori scelti per interpretare alcuni dei protagonisti, e i personaggi reali è incredibile. Vi mostro un paio di confronti per farvi vedere quanto siano simili.

Steve Jobs - Ashton Kutcher
  
Steve Wozniak - Josh Gad
Insomma, un film decisamente da vedere, e ve lo dice una anti-Apple!


Voto finale: 8\10

mercoledì 13 novembre 2013

Questione di tempo (About Time)



Questione di tempo (About Time) è uno di quei filmetti ingannevoli. Sì, perché tu te ne vai sereno e tranquillo al cinema, convinto di vedere una commedia divertente e rilassante ed ecco che ti proiettano un film serio, sentimentalista e anche un po’ triste. Io sinceramente volevo qualcosa di scemo, romantico e divertente. Tantopiù che il trailer recitava: dai creatori di Love Actually e Notting Hill. È proprio vero che ci si può fidare soltanto delle commedie americane!

Questione di tempo è infatti un film di produzione inglese, con tutti gli ingredienti della commedia romantica: un ragazzo imbranato e sentimentale che dalla vita vuole soltanto la possibilità di trovare il vero amore, una famiglia strampalata ma simpatica, qualche gag divertente… Se non che viene inserito un elemento “fantasy” che fa da conduttore di tutta la vicenda: il protagonista Tim (Domhnall Gleeson) all’età di 21 anni, scopre di poter viaggiare indietro nel tempo, in modo da cambiare alcuni episodi della sua vita.
Più tardi Tim si trasferisce dalla Cornovaglia a Londra, e qui, tra divertenti gag che coinvolgono anche il suo “potere speciale”, conosce Mary (Rachel McAdams), che diventa presto la sua ragazza. Il resto del film segue le vicende della vita di Tim, il suo matrimonio, la nascita dei suoi figli, il suo rapporto con la sorella Kit Kat (Lydia Wilson). I viaggi nel tempo restano un’abitudine per Tim, anche per migliorare piccoli aspetti della sua vita.

La morale del film è facilmente intuibile ed effettivamente giusta: è inutile struggersi dietro al passato, la vita va vissuta nella sua normalità, cercando di apprezzarne ogni singolo aspetto, e sforzandosi di accettare anche i momenti più difficili.

La storia è un po’ noiosa (il film dura anche abbastanza, 123 minuti), ma potrebbe essere carina, anche se davvero non capisco perché la pellicola sia stata definita una commedia romantica. Il film è pieno di buoni insegnamenti e sentimenti, ma non fa molto ridere, è anzi molto serio, e di romanticismo (quello in stile americano, facile e divertente) ce n’è davvero poco. Le critiche che gli sono state mosse riguardano soprattutto la scarsa spiegazione tecnica data alla possibilità di Tim di viaggiare nel tempo, ma sinceramente questo aspetto non mi ha molto disturbato. Ci ha già pensato Doc nell’assai migliore trilogia di Ritorno al futuro a spiegarci tutte le folli dinamiche del viaggio nel tempo (mitica DeLorean!), ed è chiaro che le tecniche di viaggio o eventuali incorrettezze non sono così fondamentali per la comprensione della trama. Il film vuole essere buonista, e ci riesce,  ma secondo me manca di quel guizzo di originalità o di brillantezza che avrebbe potuto renderlo veramente un BUON film.

Certo, la recitazione è ottima: il cast è quasi interamente inglese o irlandese, ad esclusione della Canadese Rachel McAdams e di Margot Robbie (Charlotte), che è Australiana, e quasi tutti gli attori vantano una precedente esperienza nel campo teatrale. Anche la colonna sonora è piacevole e molto varia, e vale la pena di citare la presenza della canzone “Il mondo” del nostrano Jimmy Fontana.
Insomma, un film senza infamia e senza lode, accurato e non spiacevole, ma che sinceramente non guarderei una seconda volta.

Voto finale: 6.5\10


martedì 12 novembre 2013

Ender's Game


L’amore a prima vista fra me e Ender’s Game c’è stato circa un mese e mezzo fa, non appena ho visto il trailer per la prima volta. Un film fantascientifico con Harrison Ford: che cosa potevo desiderare di più? Non appena ho scoperto che era stato tratto da un romanzo, Il gioco di Ender, scritto da Orson Scott Card nel 1985, ho ingannato i giorni che mi separavano dall’uscita del film proprio leggendo.

Quando sono andata al cinema per godermi lo spettacolo conoscevo già la trama, e avevo alcune idee ben chiare su cosa aspettarmi. Penso che la maggior parte del pubblico non abbia mai sentito parlare del libro, ma Ender’s Game è un film che si può gustare benissimo anche senza nessuna lettura precedente.

In un futuro non troppo prossimo alcuni ragazzini vengono scelti per addestrati e prepararsi ad una possibile guerra contro ai Formic, alieni che avevano invaso la Terra mezzo secolo prima dello svolgersi delle vicende. 
Ci troviamo da subito a seguire le vicende di Ender Wiggin (Asa Butterfield), un ragazzino apparentemente dodicenne che viene portato via dalla famiglia per essere addestrato al ruolo di combattente. Ender mostra da subito un temperamento forte e acuto, e per questa ragione viene tenuto d’occhio dal colonnello Graff (Harrison Ford) e dal suo sottoposto Gwen Anderson (Viola Davis).
Nonostante sia un po’ troppo violento, Ender è comunque buono e soprattutto estremamente dotato, e per questo motivo viene scelto per essere addestrato in modo speciale su un asteroide un tempo abitato dagli stessi Formic.

A differenza del libro, il film risulta molto più immediato, d’azione e meno psicologico. Asa Butterfield è bravo nel farci intuire i drammi interiori di Ender, che soffre per la mancanza della sorella Valentine (Abigail Breslin) e che non vorrebbe fare del male neppure ai suoi nemici, ma questo aspetto non viene troppo evidenziato nel film.  A differenza del libro viene mostrato però un lato più umano da parte degli insegnanti dei ragazzi, che nonostante siano molto duri con loro,  tengono più presente il fatto che si tratti comunque di essere viventi, e non di semplici macchine da guerra.
Certo, le differenze con il romanzo sono moltissime. Innanzitutto i ragazzini hanno circa dodici anni nel film, mentre nel libro ne hanno fra i sei e i dieci. Inoltre vengono tralasciate molto scene cruente, l'aspetto della forte solitudine di Ender e le vicende politiche che interessano la Terra. Credo che queste scelte siano state fatte in modo da rendere la pellicola adatta anche un pubblico più giovane, e in fondo non sono state totalmente sbagliate.

L’interpretazione degli attori è molto buona nonostante gran parte del cast sia davvero giovane. Ho trovato molto buona la recitazione di Hailee Steinfeld (Petra Arkanian), di Abigail Breslin (Valentine) e di Sulaj Parthasarathy (Alai). Quest’ultimo è talmente sconosciuto che nemmeno Wikipedia in inglese ha una pagina dedicata a lui, ma nonostante questo è in qualche modo spiccato per bravura fra i suoi coetanei.

Un commento a parte per l'accuratezza con cui è stato reso il videogioco "mentale" con cui Ender si allena. Mentre leggevo il libro mi chiedevo come avrebbero fatto a realizzarlo, e il risultato è stato addirittura migliore delle mie più brillanti aspettative.

Che dire, ho davvero apprezzato molto sia la storia che il film. Il finale mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, ma credo che sia successo perché avevo letto prima il libro, che ovviamente è molto più articolato e ben spiegato. In ogni caso, si tratta di una film decisamente da vedere.


Voto finale: 8.5\10

domenica 3 novembre 2013

Giovani ribelli - Kill your darlings



Premessa indispensabile: sono a casa con la nausea e la febbre a 38.5, e nel mio delirio da malata ho deciso di cambiare l’impostazione delle mie recensioni. Non sarò formale e distaccata, come si richiederebbe ad un giornalista decente, perché mi sono resa conto che mi annoia un sacco scrivere così. Quindi ho intenzione di iniziare a dare il via ad una serie di commenti molto personali, poco politically correct e fastidiosamente sinceri.

Se avete letto il post precedente, sapete già che cosa ne penso di questo film. Se non lo avete letto, vi farò un breve riassunto: l’avevo selezionato attentamente, avevo guardato il trailer, mi ero informata sull’argomento, mi sono spezzata la schiena per riuscire a vederlo perché dopo una settimana in programmazione lo avrebbero già tolto dai cinema e non c’era mai di sera ecc. Tutto doveva essere perfetto per il grande momento. Se non che, il film mi ha fatto piuttosto schifo. Okay, forse ho usato un termine un po’ troppo forte. Il film non è in realtà così orribile, ma lo è stato paragonato alle mie fantasmagoriche aspettative.
Non so perché la Beat generation mi attiri così tanto, quando non sono nemmeno riuscita a finire il libro “Sulla strada” (sì lo so, sono una caprona) e il corrispondente film mi ha a dir poco annoiata. Forse dovrei capire che quel periodo non fa per me, e andare semplicemente avanti.  Ma lasciamo le parentesi tragiche da parte e parliamo del film.

La pellicola è diretta da John Krokidas (eeeeh? No, mai sentito prima) e dura 104 minuti. Devo dire che la prima parte scorre in modo terribilmente lento, mentre la seconda è più piacevole e scorrevole. Come viene subito annunciato dai titoli iniziali la vicenda raccontata è tratta da una storia vera, che ha coinvolto un gruppo di scrittori della Columbia University che poi ha dato il via alla beat generation: la giovane matricola Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe, ebbene sì, Harry Potter), il carismatico Lucien Carr (Dane DeHaan), il celebre scrittore Jack Kerouac (Jack Huston), William S. Burroghs (Ben Foster) e David Krammerer (Michael C. Hall). Il giovane Ginsburg vive una situazione familiare opprimente, con una madre instabile di mente e un padre a dir poco assente, e l’ammissione alla Columbia sembra una ventata di aria fresca nella sua triste routine quotidiana. Qui stringerà subito amicizia con Lucien Carr, che lo introdurrà nel suo mondo, fatto di droghe, allucinazioni e voglia di estraniarsi dalle regole formali per dare il via ad una nuova letteratura rivoluzionaria.

Il film è stato super apprezzato dalla critica, forse è per questo che non è piaciuto molto a me. Mi rendo conto che siamo davanti ad una buona pellicola, che gli attori scelti hanno dato prova di un’ottima recitazione, che gli argomenti toccati (il bisogno di libertà, il consumo di droghe, i problemi familiari e l’omosessualità) sono molto seri e importanti, ma purtroppo il film risulta pesante e noioso. Gli aspiranti scrittori parlano spesso nel delirio della droga, con un linguaggio forbito e poco comprensibile, senza in realtà mai dire molto di concreto (almeno così sono suonati alle mie orecchie profane). Tuttavia mi rendo conto che quello era veramente il modo di esprimersi i giovani della Beat, e che doveva essere necessariamente riproposto per avere un film serio che ne ricalcasse fedelmente lo stile.

La chimica che si sviluppa fra Daniel Radcliffe e Dane DeHaan (già visto in tre episodi di TrueBlood e in Chronicle, ma ad essere sincera non l’avevo affatto riconosciuto) è veramente credibile, e questo ci mostra i passi da gigante fatti da Radcliffe dai tempi di Harry Potter. Certo, vedere Harry darsi alla LSD e al sesso è piuttosto sconcertante, ma penso che ci faremo l’abitudine.



Mentre scrivo questi commenti mi rendo spesso conto che la mia opinione a proposito del film che sto recensendo cambia in itinere. Quindi ero partita tanto scocciata verso questa pellicola, per poi rendermi conto che mi ha soltanto annoiata perché sono una piccola capra amante dei film d’azione e pieni di sbam, boom e così via, o al massimo delle commedie.

Voto finale: 6,5\10