giovedì 27 febbraio 2014

Pompei


Piccola premessa: ieri sera sono andata a vedere Pompei. Io e le mie amiche ci sediamo in sala, mettiamo gli occhialini 3d e tutte tranquille ci prepariamo alla visione del film.
Ad un certo punto parte qualcosa sul film della Lego (che oltretutto muoio dalla voglia di vedere). Pensando che sia l'ennesimo trailer, lo guardiamo tranquille e iniziamo a ridere. Dopo quasi dieci minuti inizia a sembrarci strano che ci sia ancora il film della Lego sullo schermo.
Controlliamo i biglietti e... OH CACCA, ci avevano segnato il film sbagliato in biglietteria! E qui inizia la caccia al tesoro: in quale delle 3000 sale dell'UCI di Campi Bisenzio sarà il film?



Dopo 4 tentativi andati male, la mia amica ha la brillante idea di domandarlo in biglietteria. Ed ecco che inizio a vedere finalmente Pompei, con ben 15 minuti di ritardo.

Il film (105 minuti) è stato diretto dal regista britannico Paul W. Anderson, che ha preparato un'"Americanata" tutto sommato gradevole, forse perché in effetti lui non è Americano. E oltretutto perché ha trascorso un'intera settimana a Pompei (che nel frattempo cade di nuovo a pezzi grazie alla negligenza di noi Italiani), a girare scene e scattare foto, insomma a studiare l'ambiente che circonda la famosa città morta.

La trama è piuttosto basilare, e penso di non fare un grande spoiler se vi avverto del fatto che siamo nel 79 a.C., il Vesuvio erutterà, ci sarà un maremoto, un terremoto pazzesco, l'esalazione di gas velenosi e che l'intera città verrà distrutta
Da buoni Italiani sappiamo bene questa vicenda, probabilmente ci siamo sorbiti una visita di Pompei in tenera età - io ben due volte, a 12 e 14 anni, e le ricordo ancora come una palla terribile - e gli ex liceali, hanno studiato a latino che Plinio il Vecchio osservò l'eruzione da lontano e la documentò.


Non chiedetemi il senso di questa immagine, è il ricordo del latino che mi fa fare follie.

Tornando al film, qual è quindi l'elemento di novità?
Innanzitutto la vicenda molto Titanic-chiana dell'amore impossibile fra lo schiavo celtico Milo (Kit Harrington, il Jon Snow di Game of Thrones) e la nobile pompeiana Cassia (Emily Browning, già vista in The Host e Sucker Punch). Inoltre la storia di libertà che aleggia fra gli schiavi gladiatori, e le americanissime mazzate super violente che si tirano nell'arena.


Non so se storicamente aleggiasse davvero questo sentimento di ribellione dei Pompeiani nei confronti di Roma e dell'imperatore Tito (dubito, ma può anche darsi, l'ultima volta che mi sono data allo studio della storia e della letteratura romana-latina avevo 18 anni e onestamente non ci prestavo neppure molta attenzione), ma è comunque un elemento che risulta piacevole e interessante. Dubito della fedeltà storica di alcune vicende, potremo stare ore a discutere della troppa libertà di Cassia, ma tutto sommato il film risulta piacevole e non troppo "esagerato". Un po' sì, ovvio, ma non troppo. Se vi aspettate un fedele documentario sulla storia di Pompei, rimarrete delusi, se vi aspettate un film d'azione e ne accettate le debite lacune storiche, lo apprezzerete.

Molto suggestive le scene dell'eruzione, il 3d rende alla perfezione l'idea della catastrofe, e non risulta nemmeno troppo fastidioso. Anzi, sono rimasta piacevolmente impressionata da come alcuni frammenti di cenere vulcanica sembrino davvero uscire dallo schermo.




Un film da vedere? Sì, se non siete troppo appassionati di storia romana e avete voglia di trascorrere una serata tranquilla e disimpegnata.

Voto finale: 6.5/10

martedì 18 febbraio 2014

Storia d'inverno - Winter's Tale




Storia d'inverno - Winter's Tale è uno di quei film che vai a vedere al cinema perché ti aspetti una storia d'amore strappalacrime (o almeno questo era quello che aveva promesso il trailer).
Ora, se avessi voluto vedere un film con collegamenti assurdi, sarei andata a vedermi un film francese - sì, lo so, il mio razzismo verso i film francesi è imbarazzante - oppure un filmone americano di quelli sui traffici di droga fra USA e Messico (ne ho visti a dozzine e li detesto con tutta me stessa, non ci capisco mai niente).

 

Tratto dall'omonimo romanzo di Mark Helprin, e scritto, diretto e prodotto da Akiva Goldsman, il film dura quasi due ore. I 113 minuti scorrono molto bene, ma quando uscirete dalla sala, direte: "Ma che diamine...?". Esatto, perché 3/4 della pellicola trattano un argomento, la parte finale invece totalmente - o quasi - un altro.


Il film parla della storia di Peter Lake (Colin Farrell), un ladruncolo della New York nel 1916, che si innamora della giovane Beverly Penn (Jessica Brown Findlay), una ragazza malata di tubercolosi. La sfortunata storia d'amore fra i due è incrociata anche alle vicende della malavita newyorkese, che a sua volta intrecciata con un disegno superiore. Infatti la storia tratta anche di miracoli, angeli, demoni e addirittura Lucifero in persona (Will Smith).
Questa parte del sovrannaturale è a mio avviso un po' poco spiegata. si stenta a capire perché ci sono questi questi demoni, di cosa si occupino veramente e perché l'antagonista Pearly Soames (Russel Crowe) sia così intenzionato a rendere la vita impossibile a Peter.
La seconda parte del film è ambientata ai giorni nostri, e vede un collegamento - un po' labile, a mio avviso - fra gli eventi raccontati a inizio secolo e la vita del protagonista Peter.


Le musiche sono affidate a Hans Zimmer, come nel 50% dei film americani (gli altri li cura John Williams)... Mi domando da chi siano stati raccomandato! Scherzi a parte, la colonna sonora è un aspetto davvero gradevolissimo del film.

Ottima l'interpretazione dei grandi attori conosciuti, come Colin Farrel, Will Smith e Russel Crowe, ma soprattutto quello della quasi-esordiente Jessica Brown Findley, attrice britannica classe 1989 già vista in Downton Abbey e in Misfits. Questa ragazza è così bella e brava da spingermi ad avere quasi una cotta per lei. Ed è una donna, ho detto tutto.



Una nota di merito anche per le ambientazioni: oltre a quelle classiche nella città di New York, ci sono quelle svolte nella residenza dei Penn: un bellissimo castello su un lago ghiacciato. L'atmosfera è molto suggestiva e affascinante, e va detto che dà al film un qualcosa di speciale, donandogli un set perfetto per una "Storia di inverno".

Voto finale: 7\10

giovedì 13 febbraio 2014

Belle e Sébastien


Tutto è cominciato con un cartone giapponese degli anni '80. Anzi, a dire il vero tutto è cominciato con una raccolta di novelle francesi scritte da Cécile Aubry, ma nessuno di voi - me inclusa - ha idea di cosa stia parlando, quindi torniamo al cartone giapponese.

Se siete fra i 20 e i 30, tutto ciò che ricorderete è che c'era un bambino, un cane bianco gigante e delle montagne. La trama era irrilevante ai miei occhi di cinquenne: chi se ne fregava della storia, c'era un cane GIGANTE. Mi pareva che ci fossero i Pirenei, ma non credo che a quell'età sapessi bene dove si trovassero.

File:Belle e Sébastien.jpg

Il cartone finisce nel dimenticatoio, insieme a molti altri, per una ventina d'anni. Ecco poi che una sera, mentre me ne sto seduta tranquillamente ad aspettare l'inizio di non so quale film, che spunta questo trailer: Belle e Sébastien. "Porca miseria", ho pensato, "ma io questa storia la conosco. E c'è un CANE GIGANTE!". 
Ed eccomi tornata bambina, super emozionata e felice per la semplice presenza di una bestia pelosa di 80 kg.


Nonostante il film sia francese (regia di Nicolas Vanier) - nessun rancore, adoro i Francesi, ma permettetemi di dire che spesso fanno film davvero strani - è carino e scorre velocemente. Dura poco più di un'ora e mezzo, e nonostante un aio di canzoncine super francesi e super melense, non si rimane sconvolti e confusi (come nell'85% dei film dei cugini di oltralpe). 

La trama è sempre la stessa: il piccolo Sébastien (Félix Bossuet) vive in un piccolo paesino di montagna (questa volta sulle Alpi, come nella storia originale, non sui Pirenei), sconvolto dalla presenza di un cane selvatico che uccide le pecore dei pastori. In realtà il cane non è così cattivo, e dopo averci fatto amicizia, il bambino decide di salvarlo dalla rabbia degli adulti che vivono nel suo paese. 
Questa volta la trama è arricchita anche dal contesto storico: siamo infatti nel 1943, e la Francia è occupata dai Tedeschi, a cui gli abitanti del villaggio sono decisamente ostili. Anche perché pare che ci sia qualcuno che aiuta gli ebrei a passare i valichi delle montagne per arrivare in Svizzera. Insomma, chi avrà la meglio?

Una piccola curiosità? Be', la cagnolona Belle è interpretata da ben tre cani diversi. E indovinate? Uno di loro è Fripon, un maschio italiano di tre anni, proveniente dal Piemonte!


Eccolo qua Fripon, insieme alla sua allevatrice Lucia Giraldi. Insomma, abbiamo una star italiana di tutto rispetto nel cast!

Insomma, un film da vedere? Direi proprio di sì. E non soltanto dai bambini, ma anche dai ragazzi e dagli adulti. Soprattutto da noi nati negli anni '80-inizio '90, che siamo cresciuti a pane e cartoni animati giapponesi. Magari è la volta buona per capire di cose parlava quel cartone con il "cagnolone bianco". E intanto, per i più nostalgici, eccovi la sigla.



Voto finale: 7,5/10