mercoledì 30 ottobre 2013

Il quinto potere - The Fifth Estate (più considerazioni varie)


Devo dire che io vado spesso al cinema, troppo spesso. Oltre ad amare i film stessi, amo il concetto di fare il biglietto, controllare se ci sono i nuovi numeri-omaggio di Best Movie, prendere i pop-corn, sedermi in sala – spesso nei posti non assegnatimi – gustarmi i trailer in santa pace, e poi guardarmi il film. Anche andare al bagno durante la pausa è diventato un rituale ormai indispensabile.
Questo mi porta ad andare spesso al cinema a vedere dei film veramente buoni, ad andare altrettanto spesso a guardare film mediocri e a volte, anche se mi vergogno a dirlo, alcune vere e proprie schifezze. Questo weekend ho fatto l’enplein e sono andata al cinema sia di sabato che di domenica sera. Ho scelto il film del sabato sera, Il quinto potere, con una certa noncuranza, sapendo che parlava del fenomeno di WikiLeaks, ma senza documentarmi troppo su che genere di film fosse e su come fosse stato valutato. Il film della domenica sera è stato invece Giovani ribelli – Kill your darlings, e devo dire che era stato ben selezionato, dopo aver visto il trailer e aver scoperto che trattava della vita di alcuni scrittori della beat generation (non so molto di loro, ma quel periodo mi affascina un sacco).
Come dovevo facilmente aspettarmi: ho adorato Quinto potere ed ho trovato piuttosto insopportabile Giovani ribelli – Kill your darlings.

Procediamo con ordine e parliamo di Quinto potere (The Fifth Estate). Tutti avrete sentito parlare almeno una volta di WikiLeaks, il sito gestito da Julian Assange, che riceve informazioni anonime e poi le carica sul proprio sito web. Il sito è presente sul web dal 2006, ma è dal 2010 che l’organizzazione è diventata famosa per aver diffuso notizie riguardanti alcuni documenti riservati della guerra in Afghanistan e per aver divulgato informazioni confidenziali inviate dalle ambasciate statunitensi al dipartimento di stato degli USA a Washington. Quello che io non sapevo era la storia di come il sito fosse diventato famoso e tanto potente da poter suscitare simili scandali. È bene tenere presente che la pellicola è tratta da due libri: “Inside WikiLeaks. La mia esperienza al fianco di Julian Assange nel sito più pericoloso del mondo” di Daniel Domscheit-Berg e “WikiLeaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato”. Il primo è stato scritto da un ex socio dello stesso Assange, sospeso dall’organizzazione nel 2010, per divergenze col il fondatore. Il secondo è stato scritto invece da Luke Harding e David Leigh, entrambi giornalisti del Guardian. Ciò giusto per mettervi in guardia: Julian Assange non fa certo un gran figurone in questo film. E questo è stato uno dei principali motivi per cui la pellicola è stata tanto aspramente criticata. Se devo dire la mia riguardo, bè, da un film tratto da quei libri e diretto da degli Americani (Bill Condon), che cosa potevamo aspettarci? Direi che ovvio che tutte le persone coinvolte nelle pellicola abbiano un po’ il dente avvelenato con Assange, se poi questo sia giusto o meno è un altro discorso.

In ogni caso il film dura 128 minuti (che scorrono benissimo) e inizia con l’incontro fra Julian (un magistrale Benedict Cumbebatch, già visto ne Lo Hobbit e in Star Trek) e Daniel (bravissimo Daniel Bruhl, recentemente visto in “Rush” nei panni di Niki Lauda). Vediamo come Daniel resti subito affascinato dalla personalità travolgente di Assange e come diventi immediatamente un suo leale seguace, rinunciando anche al proprio lavoro e alla propria vita privata con la fidanzata (la svedese Alicia Vikander). Nel frattempo vengono assunti altri tre collaboratori, ma per Daniel inizia un periodo di diverbi con Julian. I problemi iniziano a farsi seri quando Assange riceve molte informazioni  riguardanti la guerra in Afghanistan, gli USA e i loro “pettegolezzi” diplomatici.
Il film mi è piaciuto moltissimo, è forse un po’ confusionario e non aiuta ricostruire la storia dal principio – come invece speravo. L’utilizzo di diverse scene metaforiche e di alcuni flashback non aiuta ad avere un quadro più delineato, ma ha il pregio di rendere lo spettatore più partecipe della vicenda.

Capisco le numerose critiche causate dalla faziosità del film. Devo dire che prima di vedere la pellicola avevo soltanto una vaga idea della storia di WikiLeaks e ritenevo Assange un eroe e il dipartimento degli esteri degli Stati Uniti un branco di delinquenti – passatemi i termini non esattamente corretti.
Adesso la penso un po’ diversamente, e mi sono posta alcune domande – quelle che si pone Daniel e che si pongono i giornalisti del Guardian – di misura etica. Ho avuto una formazione umanistica e basata sulla comunicazione, e da aspirante giornalista mi viene naturale chiedermi perché mai non si debba prestare attenzione ai dati sensibili che potrebbero creare difficoltà alle persone. I giornalisti hanno il dovere di farlo, e se non vi prestano attenzione possono essere denunciati. L’haker è un lavoro ben diverso da quello del giornalista – ben più difficile, ne prendo atto – e l’assenza di una formazione al riguardo si è dimostrata uno dei principali problemi delle nuove tecnologie e della diffusione spropositata di notizie che si possono trovare in rete ai giorni d’oggi.

Assange ha ovviamente descritto il film come un atto di propaganda, ma nonostante questo ha accettato di avere una corrispondenza con Cumberbatch, il quale ha voluto ribadire che WikiLeaks ha soltanto fatto un grande favore al mondo. A detta di Assange, Dreamworks e Disney – che hanno prodotto il film – non lo hanno consultato in nessun modo, ma ha voluto comunque complimentarsi con Cumberbatch per il tentativo di migliorare lo script e l’immagine di lui che sarebbe apparsa agli spettatori.
(Qui sotto le immagini degli attori, a sinistra, e dei veri Assange e Domscheit-Berg a destra).



      
Mi rendo conto che in questo articolo ho recensito ben poco e ho dato più spazio ai miei pensieri personali riguardo al cinema in generale e all’associazione WikiLeaks, ma sono stata talmente presa dalla questione da lasciare il tono oggettivo per assumerne uno ben più soggettivo – forse troppo, è vero. Non so se da questo articolo sia facile dedurre i miei pensieri al riguardo, in realtà non so nemmeno io “da quale parte” stare. Ho apprezzato il film e il fatto che mi presentasse un altro punto di vista da quello che avevo sempre, superficialmente, abbracciato, tuttavia capisco anche le ragioni di Assange e i suoi motivi per voler fare continuare il sito, e la sua ira verso chi l’ha dipinto come un folle egocentrico.

Foto finale: 8\10               


giovedì 17 ottobre 2013

Cattivissimo me 2


Cattivissimo Me 2 è carino, non riesco a trovare un altro termine per definirlo. È un film dolce, simpatico e buffo; certo se ci aspettiamo quell’umorismo più adulto tipico di cartoni animati come Shrek, bè, possiamo dimenticarcelo. Se lo prendiamo per quello che è, ovvero una storia per bambini, buonista e simpatica, con qualche sprizzo di divertimento anche per gli adulti, è più che apprezzabile.
Il protagonista Gru non è più cattivo, e trascorre le sue giornate occupandosi delle bambine (Edith, Margo e Agnes) e organizzando la produzione di marmellata nel suo laboratorio, un tempo sede di complotti malvagi. I minion sono ormai diventati operai, “donne” delle pulizie e babysitter tuttofare, e tutto sembra scorrere per il meglio almeno fino a quando la Lega Anti Cattivi chiede a Gru di indagare su cosa ci sia dietro alla scomparsa di un laboratorio nel Circolo Polare Artico, dove si trovava un siero capace di trasformare qualsiasi essere in terribili bestie viola.
A fianco del protagonista Gru (Max Giusti) troviamo la sbadata spia Lucy Wilde (dalla voce terribilmente fastidiosa, infatti la doppiatrice italiana è Arisa), e alcuni nuovi personaggi, come il messicano Eduardo e il figlio Antonio, e qualche antipaticissima mamma degli amichetti delle ragazzine.

Un commento a parte è necessario per quanto riguarda i minion. I piccoli aiutanti gialli di Gru hanno più spazio in questo sequel, e sono a dir poco eccezionali. Sono stupidi, divertenti ed espressivi (nonostante non parlino), e varrebbe la pena guardare il film soltanto per loro. A dire il vero, io sono andata a guardare il film soltanto per loro, e non me ne pento assolutamente. Nella seconda metà del film sono quasi protagonisti, e ovviamente questa è la parte migliore. Nel 2015 è prevista l’uscita di uno spin-off dedicato interamente a loro, e mi viene da dire FINALMENTE. Sì, perché almeno potrò guardarmi le loro avventure senza dovermi sorbire anche quelle di Gru e delle ragazzine.



La colonna sonora è composta da Heitor Pereira, e voi direte: e chi è? Bella domanda, non ne ho idea, ma Wikipedia dice così. Ci sono anche alcuni pezzi conosciuti, come l’intramontabile YMCA (con tanto di balletto fatto dai minion!) e Another Irish Drinking Song.

Il film è un tantino scontato, siamo tutti perfettamente d’accordo, ma d’altronde è un film da bambini. Non è serio o eccezionale, ma è comunque piacevole. E gli sketch con i minion sono assolutamente la parte migliore di tutti i 98 minuti di film.


Voto finale: 7.5\10 (se ci fossero stati solo i minion gli avrei dato un 9, se non ci fossero stati affatto, un 6)

martedì 15 ottobre 2013

Rush



Rush è un piccolo capolavoro. Anzi, diciamo pure che è un grande capolavoro. Le mie conoscenze a proposito di corse automobilistiche, di macchine in generale e di Formula Uno sono pressoché pari a zero, ma le due ore di film (123 minuti, per l’esattezza) sono a dir poco volate.
Penso che tutti abbiano sentito parlare almeno qualche volta del campione Niki Lauda (Daniel Bruhl), ma personalmente non avevo la più pallida idea di chi fosse James Hunt (Chris Hemsworth). Il film ci mostra il primo incontro dei due piloti nel 1970, durante un campionato di Formula 3, ed è subito evidente la differenza fra i due personaggi: tanto serio e poco socievole Lauda, quanto è spericolato e amante della bella vita Hunt.

La carriera dei due continua su due binari paralleli, fino a quando qualche anno dopo non si incontrano di nuovo, entrambi gareggianti in Formula Uno, Lauda per la Ferrari e Hunt inizialmente per la Hesketh e successivamente per la McLarens. A questo punto la rivalità fra i due diventa sempre più acuita, fino al tragico incidente del 1976 nel vecchio circuito del Nurburgring Nordschleife, in Germania, che costerà quasi la vita a Niki Lauda.

La storia è nota a tutti, e raccontata così perde di smalto: Rush è un film che va visto e capito per essere apprezzato al cento per cento. E non vi deluderà: la storia è interessante e l’introspezione dei personaggi è a dir poco ben sviluppata.

L’interpretazione di Chris Hemsworth e Daniel Bruhl è ottima, e la loro somiglianza con i personaggi reali è incredibile. Di seguito le immagini: gli attori sono ovviamente più belli, ma sfido chiunque a dire che sono molto diversi dagli originali.

                                

La colonna sonora è gestita da Hans Zimmer, che difficilmente segna un colpo sbagliato, con l’aggiunta di alcuni pezzi rock degli anni ’70 (tra i quali The Rocker di Thin Lizzy, Fame di David Bowie e Gimme Some Lovin di Steve Winwoord).

In conclusione: un bellissimo film, ben fatto, ben articolato e ben sviluppato. Persino l’ombroso Niki Lauda (quello vero) non ha avuto molto da ridire.

Voto finale: 8.5\10

 English Version

Rush is a little masterpiece. No, let me say that it’s just a masterpiece. I know nothing about car racings, about cars and Formula 1, but 2 hours of film (123 minutes) literally ran away.
I think everybody heard at least once about the champion Niki Lauda (Daniel Bruhl), but I didn’t know who was James Hunt (Chris Hemsworth). The film shows us the first meeting of the two pilots in 1970, during a Formula 3 championship, and the difference between the two men is obvious. Lauda is serious and not very social, while Hunt is crazy and loves the worldliness.

The two men’s career goes on, and after some years they meet again in Formula 1; Lauda works for Ferrari, and Hunt first for Hesketh, and then for McLarens. Now the rivality between them is always more acute, until the tragic accident of 1976, in the old Nurburgring Nordschleife circuit, in Germany, where Niki Lauda almost died.

Everybody know the story, but Rush is a film which must be seen and understood to be liked. It won’t disappoint you: the plot is interesting and the characters’ introspection is really well developed.
Chris Hemsworth and Daniel Bruhl are two amazing actors, and they are very similar to the real historical characters
Here you can see some pictures: the actors are, of course, more attractive but you can’t say that they are too different to James Hunt and Niki Lauda.

                           


The soundtrack is handled by Hans Zimmer, who is always very good, with some rock songs from the 70s (The Rocker by Thin Lizzy, Fame by David Bowie and Gimme Some Lovin by Steve Winwoord).
In conclusion: a beautiful film, well developed and well structured. Even the suspicious Niki Lauda (the real one) had not so much to complain about it.

Final grade: 8.5\10