sabato 28 dicembre 2013

Philomena



Philomena mi rimarrà sempre nel cuore. Perché è un film fantastico?, vi starete chiedendo voi. Certo che lo è. Ma non lo dimenticherò mai perché ieri sera, subito dopo aver comprato il biglietto del cinema, dopo quasi due mesi di tentativi e di soldi buttati via alle infernali macchinette che acchiappano i pupazzi... HO VINTO UN MINION!!!

Io all'UCI di Campi Bisenzio, incapace di trattenere la gioia.
 Chiedo scusa per la mia brutta faccia, ma dopo mesi di tentativi, ho seriamente bisogno di vantarmi di questo magnifico evento. Il piccolino sta bene, pesa 2 Kg e ho deciso di chiamarlo Quindici, come gli euro spesi (e i neuroni perduti) per riuscire ad accaparrarmelo.

Ma basta con le boiate, e mettiamoci a parlare del film. Cosa dire di Philomena? Comincerò descrivendolo come una pellicola di produzione inglese, ambientata fra l'Irlanda, il Regno Unito e gli USA. Il film ha vinto il Premio per la miglior sceneggiatura alla Mostra internazionale d'arte cinematografica a Venezia, più altri vari premi, quindi ci aspetterebbe una grande palla... E invece no, ve lo assicuro. Il film è serio ma non pesante. Fa riflettere e piangere, ma anche sorridere.

Ispirato alla storia vera di Philomena Lee, la vicenda narra della ricerca, durata 50 anni, del proprio figlio da parte di una donna irlandese. Quando Philomena (Sophie Kennedy Clark) è ancora una ragazzina, rimane incinta e viene costretta dal padre a rifugiarsi nel convento di Roscrea, contea di Tipperary, alias in mezzo al niente. Cosa facevano qui le suore alle ragazzine? Le trattavano come delle poco di buono, convincendole di essere delle vergognose peccatrici, le lasciavano partorire tra insulti e dolore, dopodiché le obbligavano a lavorare per 4 anni al convento per ripagarsi le "spese mediche". E i loro bambini? Potevano vederli soltanto per un'ora al giorno.


Concordo, queste vecchie suore andrebbero soltanto prese a schiaffi. Oltretutto perché VENDEVANO i bambini a coppie di facoltosi Americani, senza dire niente alle madri naturali.

Dopo 50 anni Philomena (Judi Dench) è ormai un'anziana signora che vive con la figlia Jane (Anna Maxwell Martin) in Inghilterra. Ha cercato di scoprire che fine avesse fatto il figlio perduto per anni, ma ha sempre incontrato un muro da parte delle suore del convento. Martin Sixsmith (Steve Coogan) è un ex giornalista inglese della BBC, che ha appena perso il suo lavoro. Si appassiona quindi al caso di Philomena, e decide di partire con lei alla ricerca del figlio perduto.

Il film è ovviamente straziante, ma anche acuto e persino divertente, in alcuni punti. La tensione è smorzata dalle gag create dalle profonde differenze tra la donna e il giornalista. Lei è ignorante, una fervente cattolica terribilmente buona e con un cuore enorme, sempre disposta al perdono. Martin è invece ateo, disincantato e cinico, tuttavia si appassiona alla vicenda di Philomena, e alla fine riesce ad ammirare la bontà e la semplicità della donna.


La recitazione è a dir poco fantastica. Judi Dench dà il meglio di sé, e riesce a trasformarsi da perfetta lady inglese, ad un'altrettanto perfetta signora irlandese poco istruita. Questa donna non la smette mai di stupirmi per la sua bravura, e a 79 anni potrebbe ancora dare le paste a tantissimi colleghi più giovani.
Steve Coogan non è da meno e si cala benissimo nei panni del giornalista Martin. Ma una nota di merito va alla scozzese Sophie Kennedy Clark, che interpreta Philomena da ragazzina. Il dolore che le si legge negli occhi quando il piccolo Anthony viene portato via è così reale da farci immedesimare perfettamente nel personaggio.

Adesso arrivano i commenti personali. Che dire? Pensavo che gli Inglesi avrebbero letteralmente messo in ginocchio gli Irlandesi, mostrandoli come un popolo arretrato e iper cattolico
Devo dire che, da bravi Britannici, sono stati piuttosto politically correct. Le critiche sono rivolte al cattolicesimo e alle istituzioni religiose, più che all'Irlanda come Paese. Philomena non vuole aprire gli occhi neppure davanti alle enormi ingiustizie che ha dovuto subire, ma nonostante questo è un personaggio positivo e più equilibrato del colto e ateo Martin.
Che poi, va detto, è tutto molto relativo. Per noi Italiani l'idea che una donna anziana sia un po' ignorante, legga solo storielle d'amore e sia molto ingenua, non è così strano. Penso che il 90% della generazione degli ultra 70enni italiani sia così. E menomale, no? Di spocchiosi ce ne sono fin troppi, un po' di sana semplicità è sempre apprezzata.

Il film è stato accusato - ovviamente - di essere anti-cattolico, e in effetti un po' lo è. Ma come non esserlo davanti ad una simile ingiustizia? Pensare che negli anni '50 i bambini venissero strappati dalle braccia delle madri e venduti e indubbiamente atroce. 
Tuttavia rimane un film unico, bellissimo e tristissimo allo stesso tempo. Assolutamente da vedere. Magari non dopo una giornata triste o rischierete il suicidio!

Voto finale: 8.5\10







martedì 24 dicembre 2013

Frozen - Il regno di ghiaccio


Chiedo scusa ai miei 3 lettori (ah, come siamo Manzoniani oggi!), ma tra tesi, ricerca dei regali, operazione agli occhi della sorella e lavoro come promoter sono stata piuttosto occupata, e non ho aggiornato il blog per un bel po'.
Va detto che in questi venti giorni non ho visto grandi film degni di nota, ma ierisera sono stata al cinema per il tradizionale film Disney di Natale, e quindi come sottrarmi ai miei doveri di recensitrice? (Perdonate il neologismo inventato sul momento).

Frozen - Il regno di ghiaccio è il 53° classico Disney, prodotto dai creatori di Rapunzel. Ciò è facilmente intuibile dai disegni, che sono molto simili a quelli di Rapunzel. I disegnatori si sono addirittura divertiti ad inserire un cameo della stessa Rapunzel e di Flynn, mentre passeggiano per il regno durante il giorno dell'incoronazione di Elsa.


Ma veniamo alla trama: buonista, romantica e divertente come per ogni buon film Disney che si rispetti. La principessa Elsa, del regno di Arendelle (un immaginario regno dell'antica Scandinavia) è nata con il potere di manipolare e creare la neve e il ghiaccio. Dopo un incidente avvenuto da bambina, che ha quasi costato la vita della sorellina Anna, i genitori di Elsa decidono di tenere la bambina isolata dal mondo esterno, e di convincerla a limitare e controllare il suo potere il più possibile. 
Arrivata alla maggiore età Elsa è costretta a mostrarsi in pubblico per la sua incoronazione a regina, ma la situazione le sfugge di mano, e la principessa decide di scappare via sulle montagne, dove potrà dare libero sfogo ai propri poteri. Peccato che questi creeranno un inverno perenne nel regno. A questo punto entra in scena la maldestra sorella minore Anna, che decide di andare a recuperare la sorella per riportarla indietro e chiederle di interrompere la maledizione. Nel suo viaggio Anna incontrerò il boscaiolo Kristoff, la renna Sven e il pupazzo di neve Olaf, e insieme a loro cercherà di portare a termine la propria missione fra gag divertenti e momenti di crescita.


L'ambientazione è spettacolare: i disegnatori hanno dato il meglio di sé con le scene del ghiaccio. Devono avere studiato la neve per mesi ad occhio e croce, perché hanno reso ogni singolo effetto in modo magistrale. I paesaggi sono squisitamente scandinavi: oserei dire norvegesi. Dai fiordi, ai nomi nordici, (al padre biondo con i baffetti!), alla menzione del glog... Tutto il film sa di Scandinavia. Sono certa che Andersen, da una cui fiaba è stata tratta la pellicola, lo apprezzerebbe.
 Il film dura 108 minuti e scorre velocemente (forse persino un po' troppo), ed ha un'unica grande pecca: i personaggi cantano veramente troppo. So che è normale e che nei film Disney è sempre così, ma non riesco proprio a farmene una ragione.
La canzone portante della colonna sonora è stata cantata da Demi Lovato, nell'originale, e da Martina Stoessel, l'attrice che interpreta "Violetta", nella versione italiana e spagnola. Buona idea forse per la versione spagnola, non molto per quella italiana. Per quanto possa essere brava questa ragazza (non ne ho idea, è la prima volta che la sento nominare) non è italiana, e la sua inflessione si sente fin troppo. Ne abbiamo di cantanti, e fatele cantare a loro le canzoni in italiano, no?



Una nota particolare va al pupazzo di neve Olaf: amante dell'estate e simpaticissimo, peccato che appaia soltanto dal II tempo in poi! 


Ho apprezzato l'evoluzione fatta dalla Disney: non soltanto per la prima volta abbiamo una principessa un po' "vecchiotta" (al momento dell'incoronazione Elsa ha addirittura 21 anni, una pensionata per gli standard Disney!), ma addirittura viene contemplata l'idea che innamorarsi più di una volta nella vita sia possibile, persino per le principesse. E che conoscere qualcuno e sposarlo il giorno dopo poteva essere un buon insegnamento negli anni '20, non adesso. Ma soprattutto: l'amore non è soltanto quello romantico. Esiste quello fra familiari, che può salvare tanto quanto un bacio del "vero amore". Che magnifica lezione di vita!


E che dire del cortometraggio pre-film, "Get a horse"? Un tuffo indietro ai tempi in cui Topolino&friends erano soltanto degli animaletti stilizzati in bianco e nero, per poi catapultarci alla visuale dei giorni d'oggi, a colori, tridimensionale e con tanto di Orazio munito di Smartphone. Davvero geniale!


Chissà cosa avrebbe detto quel buon vecchio massone di Disney se avesse potuto vedere le evoluzioni della tecnologia e della Disney stessa, a tanti anni di distanza. Già mi immagino la scena: la signora Disney (sempre che ne esistesse una) che lo chiama al telefono per avvertirlo degli incassi del nuovo film 3d di Natale e lui che risponde alla Checco Zalone style: "Scusa tesoro, ora non posso, sto entrando in massoneria!". 

Bè, scemenze a parte sono sicura che apprezzerebbe.

Voto finale: 8\10